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Pala & piccone / Pubblicità elettorale italiota. A danno dell’altrui credulità

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Puzzolenterie dell’altro mondo si inventano, nella Sinistra italiana, pur di raccattare voti in vista delle Politiche ormai imminenti (cittadini al voto domenica 25 settembre) nei cosiddetti “collegi esteri” che, anche al netto della prossima riduzione dei parlamentari – da 630 a 400 i deputati, da 315 a 200 i senatori – producono pur sempre buoni otto seggi alla Camera dei deputati e buoni quattro seggi al Senato della Repubblica. Puzzolenterie dell’altro mondo, e dunque non si sta qui parlando dell’ordinaria propaganda martellante nella posta elettronica dei mezzi di comunicazione e finalizzata a strappare un colloquio con proprio candidato: questo sarebbe ed anzi è legittimo e di comune interesse, soprattutto qualora il candidato abbia a che vedere con la realtà territoriale (per quanto concerne la “Ripartizione Europa”, che ancora alle elezioni del 2018 garantiva cinque e due seggi rispettivamente, ci sono in effetti esponenti di vari partiti che vivono in Svizzera, e per numero di aventi diritto all’esercizio del voto la Svizzera si situa al secondo posto fra tutti e 46 i Paesi considerati, per corta incollatura sotto la Germania e poderosamente avanti rispetto a Francia. Belgio e Regno Unito). Si ribadisce: ciò sta nelle cose, in fondo in fondo il personaggio politico è un prodotto e ciascuno vende la merce di cui dispone.

Le cose stanno e vanno in modo ben diverso. Nel volgere d’un paio di settimane, rilevati e riscontrati numerosi casi che aggreghiamo e codifichiamo secondo criteri di omogeneità: a) sussiste una generale indisponibilità ad interviste dirette e registrate in video e in voce, prevalente la scusa del “Manca il tempo”, ed in ogni caso “(…) per la liberatoria vediamo a fine intervista” (sì, ciao); b) nel miracolistico caso di un’opportunità d’incontro (“Veniamo noi a trovare il candidato, ci bastano data e ora dell’appuntamento”), prima ancora che s’abbia avuto il nome dell’interlocutore scatta la ridicola imposizione espressa nella forma del “fissare il campo”, che è un altro modo per dettare i temi oggetto di quella che dovrebb’essere una conversazione ed invece si rivelerebbe monologo del soggetto, perché in ogni caso le domande sono pretese in forma scritta e preventiva (tsé); c) uno spiraglio – ma guarda un po’ quanta manna cade dal cielo – sussiste semmai per “interviste” tipo questionario e per iscritto, e si sa d’acchito che della risposta s’occuperà qualche addetto-stampa, ma questo è notariato nella versione illegale (pronazione, lecchinismo, trovate voi l’espressione) ovvero l’esatto contrario del giornalismo. Ora, dal momento che in campagna elettorale è il politico ad aver bisogno della stampa ben più di quanto la stampa abbia bisogno del politico, capirete il motivo per cui si sorvola volentieri e si passa ad altro, avendo maggior dignità di pubblicazione i numeri estratti alla riffa della parrocchia di Strambate sul Verbano; in ciò, e s’ha da riconoscerlo senza forzature campanilistiche, la classe politica elvetica – compresa quella ticinese – riesce ancora a mantenere un profilo assai diverso (nella sua gran parte, almeno; poi, il tizio che si gonfia il petto per l’essere stato candidato al Consiglio comunale – “Quasi riuscito ad entrare al primo colpo, sa? E sono lì, eh, quinto subentrante” – e che mostra una “allure” inversamente proporzionale alle effettive competenze non manca mai).

Riflessioni buone per ogni circostanza, potreste far osservare: non senza ragione. Se le caviamo fuori, tuttavia, è per mettervi sull’avviso: perché sui tavoli degli stampari della Svizzera di lingua italiana sta circolando la versione evoluta del tarocco in modalità informativa. L’ultima trovata degli “agit-prop” consiste nel far pervenire alle redazioni le “interviste” preconfezionate ad alcuni e selezionatissimi esponenti di una specifica formazione politica. Cioè: ti scrive un tale mai né visto né conosciuto e che dunque non figura nella schiera dei tuoi amici o delle tue relazioni, ed il tale si guarda bene – che sappiamo noi? – dal proporre una sua disponibilità magari a farsi tramite per l’intervista ad un candidato di qualche interesse, no; il tale si insinua come un portapacchetti, titola “Intervista pronta alla pubblicazione” e papale papale aggiunge che ci ha appena “inoltrato un articolo sulle prossime elezioni in Italia, (elezioni) viste dal ruolo centrale che assume il Ticino nel dibattito politico… Ho intervistato due candidati che conoscono bene il nostro territorio”. Davvero davvero? Oh, fa piacere il sentir dire che il Ticino pesa qualcosa, ma circa la “centralità” che sarebbe stata assunta “nel dibattito politico” possiamo nutrire un bel chiletto di dubbi. Poi, dai, vediamo chi sono questi due candidati: ah, uno per il Partito democratico; ah, anche l’altro per il Partito democratico; eh, questa è proprio comunicazione al servizio del cittadino elettore. Trattasi ad ogni modo di materia dallo zero interesse per noi qui a bottega; nel caso vediate pubblicata un’“intervista” del genere di cui vi si è raccontato, fatevi quattro risate e sappiate che di intervista, lì dentro, non c’è un grammo.

Post scriptum – Per mera curiosità, siamo poi andati a leggere il testo dell’“intervista” su commissione dell’intervistato, merce che fa il paio con le biografie “autorizzate” dal biografato, et cetera. Trovate due chicche da spanzo; ma le teniamo per domani, o per doman l’altro, ché sempre allegri bisogna stare, e ‘l nostro piangere fa male al re.

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