(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.59) Decine le vittime (una quarantina, a rigore di fonti della Polcantonale vallesana; 45 o 47, standosi ad ultime valutazioni) e circa 115 – a 112, di cui 107 identificate ad un computo dell’ultim’ora – le persone ferite e/o ustionate sulle conseguenze del rogo divampato attorno alle ore 1.30 della notte di Capodanno negli ambienti al piano interrato del bar “Le Constellation” di rue Centrale 35 a Crans-Montana, nel Distretto di Sierre. All’origine dell’accaduto, secondo prime e frammentarie informazioni, il comportamento incauto di una o più persone che avrebbe o avrebbero portato le fiammelle di alcune candele – più specificamente, fontane a scintille collocate sui colli di bottiglie di vino – a contatto con il soffitto; da qui la rapida e letale propagazione dell’incendio, presumibilmente per “flashover” ovvero a causa del calore radiante; in un primo tempo era stato ipotizzato il lancio di un oggetto pirotecnico (tesi affermata, ma – si suppone – sulla base dei sussurri circolati nelle prime ore, anche da Gian Lorenzo Corrado, ambasciatore italiano in Svizzera, che ha parlato di “esplosione causata da un petardo sparato sul controsoffitto” del bar). Molti tra i morti e tra i feriti sono giovani e giovanissimi datisi appuntamento al “Le Constellation” per un “party”; il numero preciso dei deceduti e dei ricoverati non è ancora stato reso noto; non è da escludersi che tra i morti figurino cittadini stranieri. Al momento non risultano vittime ticinesi. Ancora imprecisabile il numero delle persone che si trovavano all’interno del seminterrato; dai filmati del cellulare di uno tra i giovani coinvolti si evincono sia un significativo affollamento sia il fatto che proprio alcuni avventori, una volta avvedutisi della situazione, hanno tentato di domare l’incendio con asciugamani ed altro materiale a sua volta infiammabile. La situazione di pericolo non pare essere stata percepita immediatamente da vari tra i partecipanti alla festa; la fuga lungo l’unica scala di accesso al livello “meno uno” avrebbe avuto inizio solo dopo un’esplosione.
Contro le fiamme, contro il tempo – Sull’allarme dato da alcuni passanti che avevano visto alcune volute di fumo uscire dall’edificio, rapida e massiccia l’attivazione dei dispositivi di soccorso – 150 tra medici e paramedici, 70 pompieri, 42 equipaggi con ambulanze, una novantina tra agenti ed ispettori, 13 elicotteri tra cui quello in appoggio dalla Valle d’Aosta (Italia); i trasporti via aria sono stati assicurati da “Rega”, “Air-Glaciers” ed “Air Zermatt” – sotto coordinamento di un’unità di crisi della Polcantonale vallesana; tutti i feriti sono stati assistiti o all’esterno o all’interno della struttura e trattati ambulatorialmente o indirizzati verso vari nosocomi (Zurigo, Ginevra, Losanna, Sion i principali, ed inoltre Martigny, Visp, Rennaz, Friborgo e Berna); in preallarme ma sino ad ora non sollecitate anche le unità sotto egida dell’“Ente ospedaliero cantonale” in Ticino; collaborazione è stata assicurata dai responsabili di strutture estere come il “Niguarda” di Milano, dove ha sede il “Centro grandi ustionati” e dove sono già stati trasferiti due 16enni ed una donna di 26-28 anni standosi a prime informazioni) secondo i differenti livelli di gravità di traumi (alcuni da impatto, altri da schiacciamento), lesioni ed ustioni che i sanitari hanno riscontrato; standosi ad una sintesi fornita dalle autorità cantonali, più della metà dei feriti – un’ottantina, standosi ad una fonte locale – ha riportato conseguenze gravi. A partire dalle ore 9.00, le autorità cantonali hanno decretato uno stato di emergenza; attivata una linea verde (numero 0848.112117) che è ad esclusiva disposizione dei familiari delle persone coinvolte; offerte consulenza ed assistenza psicologica in zona riservata dell’“Hôpital du Valais” di Sion. Per parte sua, Guy Parmelin presidente della Confederazione ha rinviato il tradizionale discorso televisivo di inizio anno ed è giunto sul posto attorno alle ore 15.30 insieme con Mathias Reynard, presidente del Consiglio di Stato del Canton Vallese. Disposto sino alle ore 7.00 di domani, venerdì 2 gennaio, il divieto di sorvolo dei droni nella zona colpita ovvero per un raggio di 500 metri da rue Centrale 35 (coordinate: 602’305/128’453). Gli eventi musicali in calendario per oggi e per domani a Crans-Montana sono stati annullati; chiuse in segno di lutto le discoteche; rimasti invece in attività gli impianti di risalita nel complesso sciistico. Centinaia le persone radunatesi in serata per una commemorazione silenziosa; deposti mazzi di fiori, accese candele, recitate preghiere.
Prime, drammatiche certezze – Per quanto logica, l’assenza di un registro degli ingressi al “Le Constellation” ha costituito e tuttora costituisce ostacolo all’identificazione dei morti e di parte dei feriti. Da un lato, Crans-Montana è in questi giorni nel pieno della stagione turistica per gli ospiti di lunga durata e per quanti hanno qui un appartamento o una casa di vacanza; a loro, nei giorni precedenti San Silvestro, si erano aggiunte centinaia di giovani giunti da ogni angolo del mondo (Italia, Israele, Francia, Canada in particolare) per celebrare il Capodanno. A ciò si aggiunga il caos scoppiato quando gli ambienti del bar si sono trasformati in una prigione di fuoco: alcuni tra i giovani – persino uno o più ustionati – sono riusciti a raggiungere l’esterno del locale e dunque a mettersi in salvo solo grazie al senso pratico, cioè liberandosi di giacche e strappandosi di dosso altri capi di abbigliamento che erano stati attaccati dalle fiamme. Ai primi nomi – una lista con la sola nazionalità delle vittime sarà diramata domani, forse già nel corso della mattinata; per un elenco completo serviranno giorni – le autorità sono pertanto giunte sulla scorta di testimonianze di terzi così come delle dichiarazioni dei feriti in grado di parlare e/o con documenti di riconoscimento; essenziale anche il riscontro incrociato tra dati acquisiti e richieste di assistenza da parte dei familiari di persone che non avevano dato notizie di sé o che risultavano non raggiungibili. Tra i soggetti in condizioni preoccupanti – la notizia è arrivata dalla dirigenza del Football club Metz, società calcistica militante nella Ligue1 francese – figura il giocatore Tahirys Dos Santos, 19 anni, nel frattempo già preso in carico e trasferito in una struttura ospedaliera tedesca.
Eco mondiale – Cordoglio e solidarietà sono stati espressi da membri del Consiglio federale, dei Governi cantonali (in questo senso anche una nota da Bellinzona: vicinanza “alla popolazione e alla comunità colpite da questa tragedia”, con un ringraziamento agli operatori delle organizzazioni di primo soccorso e con l’offerta di “pieno supporto anche per quanto riguarda un eventuale impiego di enti ticinesi”), di numerose realtà locali e degli Esecutivi di varie nazioni (“in primis” l’Italia, dove la vicenda è seguita con particolare apprensione: a sostanziale conferma dei numeri forniti in prima battuta da Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio dei ministri, tra i 12 ed i 15 suoi connazionali sono stati ricoverati – ad ultima verifica constano effettivamente 13 persone – ed altri sei soggetti, da un totale di circa 15 ancora nel primo pomeriggio, risultano essere non ancora contattati o contattabili; per quanto riguarda la Francia, sei i feriti ed otto coloro che non sono rintracciabili, figurando dunque sulla lista dei cosiddetti “dispersi”, termine che con il trascorrere delle ore sempre più si avvicina a coincidere con “deceduti”). Con profonda commozione espressa in un messaggio, compartecipe anche monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, “in uno” con monsignor Pier Giacomo Grampa e con monsignor Valerio Lazzeri vescovi emeriti. Una celebrazione liturgica di rito cattolico è stata celebrata nel tardo pomeriggio da monsignor Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion. Bandiera a mezz’asta per cinque giorni sulla piazza Federale a Berna; ad Ascona, in segno di solidarietà e di compartecipazione al lutto, è stato annullato lo spettacolo pirotecnico previsto per le ore 18.30.
Domande in sospeso – Nell’attesa di primo ed attendibile bollettino su numero e nomi di vittime e feriti, e risultando già raccolti i primi elementi per le indagini sull’accaduto, numerosi ed enormi sono gli interrogativi circa il contesto in cui il dramma si è consumato, in ispecie circa il rispetto delle norme sulla capienza e sulla sicurezza. Il ritrovo “Le Constellation”, nelle forme dell’omonima società a garanzia limitata con capitale di 20’000 franchi, risulta essere proprietà di Jacques Moretti e di Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti, marito e moglie, entrambi cittadini francesi, l’uno originario della Corsica e l’altra cresciuta sulla Costa Azzurra, titolari anche di altri due esercizi tra cui “Le Vieux chalet”, sito nel limitrofo Comune di Lens; 10 anni or sono, dopo notevoli interventi di riattazione stante il precedente stato di semiabbandono del complesso, l’avvio dell’attività.
Vallese terra di sventure – Le cifre, per quanto provvisorie, collocano quanto avvenuto la notte scorsa a Crans-Montana fra le più grandi tragedie civili – non si considerano in questo contesto gli incidenti aerei – nella storia recente della Svizzera, preceduta da un’altra sciagura proprio su suolo vallesano: lunedì 30 agosto 1965, alle ore 17.15 circa, il cantiere della diga di Mattmark, nella Saastal, fu spazzato via da una valanga; 88 furono le vittime accertate, 10 i feriti gravi.