Ieri, siluramento di Chris DiDomenico miglior attaccante della squadra ed essersi condannati a disputare il “play-out” con soli cinque stranieri due dei quali – per quel che si sta vedendo, nulla di personale – faticherebbero a trovare un posto fisso nei Cramosina Youngsters della Lega amatori Biasca. Stamane, annuncio dell’indisponibilità dell’attaccante Dominic Zwerger per due meglio tre settimane causa infortunio dall’imprecisata natura (trauma ad un braccio, si suppone). Ed ora, quando si è solo a metà pomeriggio e dunque a metà pomeriggio dalla trasferta a Porrentruy per quella che è già stata ribattezzata “gara-zero” in funzione del “play-out” (dove, ed infatti, da battersi sarà l’Ajoie avversario di domani), un botto di quelli che generano doppiamente perplessità: a Jussi Tapola, 52 anni in giugno, nominato capoallenatore da appena 36 giorni di cui 17 privi di attività nella National league di hockey causa svolgimento delle Olimpiadi invernali, la dirigenza dell’Hockey club Ambrì-Piotta ha fatto firmare nelle scorse ore un contratto valido sino a tutta la stagione 2028-2029, dunque un triennale ad effettiva estensione dell’accordo in essere e che si sarebbe concluso a fine campionato. Vi è da credersi che auspice dell’intesa – sia detto senza offesa per Jussi Tapola: alla sua porta non c’era propriamente la coda dei pretendenti – sia stato Lars Weibel, “in pectore” direttore generale delle attività agonistiche in seno alla società leventinese; ancora ieri il suo… futuro predecessore, cioè Alessandro Benin sospinto mesi addietro al ruolo di direttore sportivo provenendo egli da altra e di certo assai meno impegnativa funzione, liquidava come prematuro ogni ragionamento circa la permanenza o la partenza di Jussi Tapola dal Ticino. Sarà stata strategia, boh; non un esempio di trasparenza, o forse la domanda era stata posta nel modo sbagliato, vai a capire.
Nulla si sa circa le clausole del contratto felicemente sottoscritto da Jussi Tapola: al di là della natura dell’operazione e dell’impegno finanziario ad essa sottostante, nulla è detto circa eventuali riserve di rescissione unilaterale in caso di retrocessione dell’AmbrìPiotta dalla National league alla Swiss league, cioè di uno scenario del possibile. Si sa invece che, con contratto almeno biennale (non è stata infatti indicata l’eventualità dell’opzione per un rinnovo, opzione tuttavia da non escludersi), fra qualche mese sarà in biancoblù il ceco Petr Kodytek, 28 anni nell’estate prossima, ruolo centro, misure tascabili (168 centimetri l’altezza, 70 chilogrammi il peso; non uno sfondatore, ecco, ma non si sta a sottilizzare), nel giro professionistico dall’annata agonistica 2016-2017 con il Pilsen in Repubblica ceca, indi in Finlandia tra Ilves Tampere ed Hifk Helsinki, e qui in battaglia ora – è anche vicecapitano della squadra – per un aggancio alla coda del “play-off”, 12 i posti disponibili su un totale di 16 squadre della Liiga ma per la compagine della capitale il rischio di non approdare nemmeno agli ottavi di finale si è fatto serio proprio nelle scorse settimane. Giocatore sul quale è difficile l’espressione di un giudizio: priva di impatto la letteratura acquisita, nessuna impressione particolare rimasta dalla comparsata alla “Spengler” ultima scorsa, atleta di interesse per la Nazionale con cui ha disputato una sessantina di partite; alle statistiche primarie, 64 goal ed 81 assist in massima serie ceca su un totale di 331 incontri disputati, 43 goal e 61 assist in massima serie finnica su un totale di 165 presenze. Non che i numeri dicano sempre tutto, ma naturale sorge il bisogno del confronto con un altro tizio arrivato da Pilsen (per la verità Petr Kodytek è di Susice, stessa regione ma a 72 chilometri dal capoluogo, direzione sud) cioè Dominik Kubalik che con il neoingaggiato condivise lo spogliatoio nell’annata 2016-2017: con solo riferimento ai campionati di massima serie in Repubblica ceca, l’attaccante ora in quota allo Zugo totalizzò 79 goal e 52 assist in 188 presenze. Insomma: non scarso, all’apparenza, Petr Kodytek; a rigore di “curriculum”, tra lui e Dominik Kubalik, non ci sono né corsa né discorso; ma qualcuno pensa già che in cadetteria egli potrebbe fare cose discrete.

















































































