Home POLITICA “GastroTicino” nella bufera: campagna per il solo presidente. A spese di chi?

“GastroTicino” nella bufera: campagna per il solo presidente. A spese di chi?

A 19 giorni ed una manciata di ore – il “countdown” è gentilmente offerto dal sito InterNet del Partito liberale-radicale – alla scadenza delle Cantonali 2019, e mentre le prime schede sono già di rientro, una tempesta elettorale si abbatte sulla “GastroTicino”: almeno 1’600 lettere risultano essere state prodotte, imbustate e spedite ad altrettanti soci con la manifesta sollecitazione del voto a favore di Massimo Suter, 48 anni compiuti a gennaio, dal maggio 2014 nel ruolo di presidente, dal maggio 2018 (e con mandato triennale) vicepresidente della “GastroSuisse”, municipale a Morcote, ristoratore. Problema numero uno: le buste sono quelle della “GastroTicino”, la carta intestata è quella della “GastroTicino”, la spedizione – e non è detto che tale “endorsement” sia stato indirizzato ai soli membri della federazione – ha avuto luogo per tramite della segreteria o dei servizi della “GastroTicino”. Problema numero due: all’interno, un volantino elettorale che più esplicito non potrebbe essere, recando esso la regolare intestazione della forza politica di riferimento, cioè il Plr, dai cui fornitori tale foglio sarebbe stato prodotto e conferito direttamente agli uffici della “GastroTicino” (guai a pensare che qualcuno si sia recato a domicilio, cioè in sede propria tra le varie dei liberali-radicali, addirittura facendosi carico del costo del trasporto). Problema numero tre: Massimo Suter, per quanto egli figuri al vertice della corporazione, non è di sicuro l’unico esercente o albergatore ad essersi messo in corsa per un seggio in Gran Consiglio.

E non è finita. Problema numero quattro: non si sa, perché in “GastroTicino” la consegna del silenzio sembra tassativa, chi abbia partorito l’idea di un intervento a piedi uniti con sostegno ufficiale – cioè corporativo, dunque in nome e per conto di – al solo Massimo Suter; in passato, pur con soli nomi “interni”, sussistevano opzioni anche per altre forze politiche, quantomeno per… una. Problema numero cinque: non si sa, sempre in ossequio alla barriera antiintrusioni elevata al centralino, per quale motivo un progetto di chiara natura politica – e con allineamento su un certo profilo, che tra l’altro coincide con l’odierno titolare del Dipartimento cantonale finanze-economia – sia stato concepito in seno ad un’organizzazione che dovrebbe operare nel segno dell’apoliticità e dell’apartitismo, vuoi per la sua natura (è libero consesso a tutela di determinati interessi) vuoi per rispetto verso le scelte – anche politiche – dei singoli aderenti. Problema numero sei: non è noto quale sia il contesto in cui tale candidatura è stata decisa, stante anche un precedente poco commendevole in termini di risultato elettorale (Massimo Suter, nel 2015, finì al 21.o posto tra i non eletti ovvero subentranti, due decine dei quali non subentrati). Problema numero sette: non è chiaro quanto un simile pronunciamento coincida con i fondamentali della federazione, articolata su scopi quali la difesa degli interessi dei soci (tutti), la promozione ed il miglioramento dell’immagine della categoria (nella sua intierezza) e dei singoli associati (tutti), l’apporto fattivo alla crescita economica del comparto, la diffusione della solidarietà e della collaborazione tra i soci (parecchi dei quali, o in modo esplicito o in modo implicito, si collocano politicamente in altra area rispetto al Plr), et similia.

A capo, respiro, altro giro altro regalo. Problema numero otto: non si sa chi abbia messo a disposizione l’elenco dei soci per un uso che sa di privatistico, e per di più a finalità elettorale. Problema numero nove: non risulta che altri, tra gli esercenti candidatisi nelle varie liste e quest’anno c’è proprio di che sbizzarrirsi, siano stati seriamente contattati per una disponibilità a competere (non vi è dubbio sull’esigenza di avere nel Legislativo anche rappresentanti di un comparto che vale oltre il nove per cento del prodotto interno lordo del Ticino; magari con declinazione in più forze politiche, anche a tutela della trasversalità del giudizio e delle proposte). Ed infine, la madre di tutte le domande, qualcosa su cui – per obbligo morale di trasparenza verso l’esterno, e la “GastroTicino” ha sempre goduto (fino ad oggi, almeno) di specchiata reputazione per trasparenza – nel quartier generale suteriano non sarà possibile sfuggire, e converrà che la presa di posizione sia pubblica e rapida: con quali quattrini tale campagna è stata condotta? In altri termini, Massimo Suter ha pagato di tasca propria le buste e gli invii, oltre a quella che – nemmeno in blanda modalità – è una campagna costruita su di lui e “ad personam”? E quando e con quale tracciabilità preterita tali pagamenti sono o sarebbero stati effettuati, necessariamente in anticipo perché, anche a tariffe agevolate per invii collettivi, una spedizione di questo genere va via al prezzo di 54 centesimi di franco il pezzo, più il costo per buste ed operazione di imbustamento? Un problema reale, per la “GastroTicino” e per il candidato. Risposte urgono.