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Follow the goat / Il consenso in cambio di un sorriso? Mai, giammai

Poche persone diventano sgradevoli, agli occhi dei cittadini, quanto i politici piacioni: una cosa è infatti la cortesia, meglio se arricchita dal senso dell’ironia e dalla capacità di cogliere il lato positivo anche nelle situazioni spiacevoli, ed un’altra è l’atteggiarsi a bocca spalancata – con 32 denti in evidenza, qualcuno anche con 36 – come modalità del rapporto, quasi a dare ad intendere all’interlocutore che “Ehi, tu ed io siamo amici, tu ed io ci intendiamo al volo e senza bisogno di troppe parole, tu ed io viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda”; in traslato, tu non puoi prescindere da me se vorrai veder realizzato almeno un millesimo di quel che ti ho promesso. Ebbene: la piacioneria, in questa campagna inondata da monete da tre franchi e che ci sta rapidamente portando verso le Cantonali, è signora e padrona almeno alla pari della falsa umiltà e della falsa modestia.

Guardo il mio “santino”: sono lì, e sorrido, perché questa è una mia naturale predisposizione all’insegna del “Se la vita ti riserva solo limoni, prendi un bicchiere e regalati una spremuta o cava fuori un Mojito”; in fondo sono il candidato numero 60 sulla lista numero 16, un “peone” della politica che pure è stata da sempre materia di discussione in famiglia dall’ascendenza liberale – molto in stile “liberali da Schwizera lanterna”, con tanto di “Stammtisch” frequentato come aula effettiva dell’assemblea comunale – ed in declinazione cattolica e tipica del leghismo libertario della prim’ora. Poi mi càpita di leggere qua e là tra i messaggi elettorali e di memorizzare i cartelloni che dilagano in tutto il Cantone per la felicità, in primo luogo, dei signori Apg e consimili (di transenna: sento voci su candidati che viaggiano a “budget” da 50 e passa mila franchi. Io, vi anticipo, chiudo con 1’000 franchi messi sui periodici di Armando Dadò perché credo primariamente nel valore della stampa regionale e con 300 sul “Mattino” e con poc’altro, compresi “Il Giornale del Ticino” e “Ticino-politica”, più i “santini” in tiratura limitata. Lo so, non è nemmeno un “budget”, questo). Leggo i messaggi, guardo le facce, e soprattutto mi imbatto sull’autopromozione via InterNet: pare che il porsi nella condizione del piacione sia un “must” tale da indurre Tizio a rispondere a Caio con una piacionata al livello superiore. Su una foto che sta circolando da qualche giorno non esprimerò giudizio, per ora “et pour cause” dal momento che tengo sempre fede alle promesse fatte anche se gli esiti di ciò sono imprevedibili. Ma domando: al cittadino, cittadino prima che elettore, interessa poi tanto che il suo delegato nel Legislativo o nell’Esecutivo sia uno che sorride tanto? O, piuttosto, al cittadino-anche-elettore premono la competenza, la disponibilità al sacrificio, l’adesione ad un modello di politica militante perché di milizia, la capacità di adattamento e di dialogo (Dio ci scampi e liberi dall’ipotesi di un futuro Governo con caratteristiche di conflittualità), l’interesse ad un Ticino che sia Ticino in ogni angolo (e parlo da urbano vallerizzatosi; è uno “status” meraviglioso, ti succede di vedere i problemi da ogni radice) e persino fuori dai confini del Paese, per il valore aggiunto che ci viene da quanti vivono in altra parte della Svizzera o da “expat” di breve, di medio e di lungo termine?

La cronaca di oggi, proprio oggi, ci obbliga una volta di più a non “voltar su” la faccia. E sarò sincero: se dovessi far stampare oggi i miei “santini”, io stesso sceglierei di non propormi con il sorriso.

Alessandro “Bubi” Berta, candidato numero 60 al Gran Consiglio

lista Udc numero 16