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È morto Benedetto XVI, «umile lavoratore nella vigna del Signore»

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 15.13) Un “Te Deum” intriso di lacrime e di sofferenza quello che papa Francesco intonerà al termine della celebrazione liturgica di questo pomeriggio nella basilica titolata a san Pietro in Roma: alle ore 9.34 di oggi la Chiesa cattolica ha perso papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Aloisius Ratzinger, deceduto nei suoi appartamenti del monastero “Mater Ecclesiae” all’età di 95 anni ed a distanza di pochi giorni dall’annuncio – dato dallo stesso papa Francesco – circa l’aggravamento delle condizioni di salute del suo precedessore. La notizia della morte del pontefice emerito – Benedetto XVI si era ritirato con formali dimissioni alla fine di febbraio 2013 dopo poco meno di otto anni – è giunta per voce del titolare della Sala stampa vaticana. Fissata a giovedì 4 gennaio la data delle esequie; in corso di definizione il cerimoniale, nel rispetto delle norme previste ma – si presume – anche di alcune volontà espresse dall’ora estinto e dell’esser questi i funerali di un papa non più sul soglio di Pietro; certo è il fatto che dalla mattinata di lunedì 2 gennaio la salma di Benedetto XVI sarà esposta all’interno della stessa basilica titolata a san Pietro e qui essa riceverà l’omaggio dei fedeli prima di tutto.

Germanico di Marktl, piccolo Comune-mercato appartenente al Land Baviera ma distante oltre 100 chilometri da Monaco capitale e soli 10 chilometri dal confine con l’Austria, Joseph Ratzinger era stato ordinato diacono nell’ottobre 1950 e presbitero – tra l’altro, insieme con il fratello maggiore Georg – nel giugno 1951. Del luglio 1953 il dottorato in teologia; tre anni più tardi l’abilitazione alla docenza universitaria; dal maggio 1957 in poi le cattedre a Monaco, Frisinga, Bonn e Münster; dal 1966 a Tubinga, indi a Ratisbona. Nel marzo 1977 la nomina ad arcivescovo di Monaco e Frisinga; tre mesi più tardi, la porpora cardinalizia con cui partecipò ai conclavi di elezione di papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani) e di papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla); del novembre 1981 la nomina a prefetto della “Congregazione per la dottrina della fede” oltre che a presidente della “Pontificia commissione biblica”. Dopo la morte di Giovanni Paolo II, già a metà pomeriggio del secondo giorno del conclave ovvero martedì 19 aprile 2005 ed al solo quarto scrutinio, l’elezione a papa ed una dichiarazione cui Joseph Ratzinger si sarebbe mantenuto fedele: l’essere “semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore”. Molto sarà da scriversi, nei tempi a venire, circa la qualità intrinseca dell’opera di Benedetto XVI: dalle riforme introdotte alla nobilitazione dei temi propri del Concilio Vaticano II ma senza derive di interpretazione, dalla rilevanza attribuita al magistero della Chiesa al recupero delle liturgie alla determinazione nell’ecumenismo (ad iniziarsi dalla relazione con la Chiesa ortodossa); formidabile l’impegno nella lotta agli abusi da parte di sacerdoti e persone contigue al clero.

Non considerandosi le frequenti trasferte su suolo italiano, una ventina i viaggi apostolici compiuti (tre nel Paese natale, mai in Svizzera); tre i libri firmati a titolo personale, tutti sull’identità storica di Gesù Cristo; tre le encicliche (“Deus caritas est”, 2006; “Spe salvi”, 2007; “Caritas in veritate”, 2009); quattro le esortazioni apostoliche (“Sacramentum caritatis”, 2006; “Verbum Domini”, 2010; “Africae munus”, 2011; “Ecclesia in Medio Oriente”, 2012). Infine, lunedì 11 febbraio 2013, la rinuncia dichiarata durante un concistoro (ultimo precedente del genere nell’anno 1415, quando si dimise papa Gregorio XII al secolo Angelo Correr).

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