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Covid-19, altro che «Natale libero»: al chiuso si torna in maschera

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Il venerdì 17 di Palazzo federale sul fronte Covid-19 è un Alain Berset che va a rimorchio di Tizio in Italia e di Caio in Olanda e che alla fine, senza eccezione alcuna, cinge l’Elvezia con cordoni sanitari pari solo a quelli d’un Ambrogio Spinola governatore fra il distratto e l’improvvido – altro non volendosi dire nel segno del “Parce sepulto” – ai tempi della peste secentesca in quel di Milano, e cioè promulga decisioni a chiusura della stalla dopo che sulle nostre teste marciò ogni tipo di bovide, vivente o estinto che sia, e dopo che fallace si dimostrò ogni certezza dichiarata ed asserita ed asseverata, a mo’ di esempio la solidità della copertura vaccinale dopo una seconda somministrazione. Non si ripiomba all’anno zero perché memoria e fortuna impediscono di ritornare alle dimensioni della tragedia così come essa si configurò sul principiare del marzo 2021, ma da lunedì 20 dicembre dovremo di bel nuovo cedere una fetta di libertà individuale e di libertà collettiva sull’evocazione di esigenze igienico-sanitarie che in verità ci sono sempre state, ma per le quali giunge oggi una diversa chiave di interpretazione: in parole semplici, l’aleatorio della politica – che dovrebbe precorrere gli eventi o almeno interpretarli, ed invece indossa troppo spesso i panni dell’aruspice – a scavalcamento dell’evidenza scientifica o quantomeno dell’evidenza data dalla somma di esperienze acquisite e dal confronto tra di esse.

Quadro generale, letture a… piacere – Nessuna discussione sul risultare in crescita il numero dei ricoveri, così come il fatto che “è molto alto il tasso di occupazione dei reparti di terapia intensiva”; molto da obiettarsi, per fumosità dell’affermazione, a proposito del trovarsi ora in ospedale “soprattutto persone non vaccinate di mezza età o in età avanzata”, laddove il “soprattutto” sta fra il 51 ed il 100 per cento dell’universo considerabile e pertanto è rappresentazione inadeguata del reale. In settimana è stato raggiunto il numero di 300 pazienti sottoposti a terapie intensive in strutture nosocomiali, soglia che secondo l’autorità politica federale costituisce spartiacque tra piena assistenza ed il “non poter più garantire un’assistenza ottimale a tutti i pazienti, perché gli ospedali sono costretti a rinviare o a ritardare il trattamento di altre malattie”, e da qui a fine anno si stima tra l’altro un incremento sino a 350 o 400 degenti in tali reparti; tesi oltremodo friabile, da una parte stante il fatto che la diffusione del “Coronavirus” in forza tale da condurre alle terapie intensive è tutt’altro che omogenea e, dall’altra, che proprio quanto vissuto e sofferto negli ultimi 21 mesi dovrebbe condurre alla disponibilità immediata di un numero sufficiente di unità attrezzate per affrontare la nuova fase critica, e senza compromissione alcuna dell’efficienza in altri reparti ossia nel trattamento di altre patologie.

Omicron batte delta – Che batte beta che batte alfa, si potrebbe filastroccheggiare con l’inevitabile esito del topolino che alla fiera dell’Est per tre soldi mio padre comprò. Berna cava fuori dalla manica l’asso dell’ovvietà: “I contagi da variante omicron dovrebbero aumentare significativamente ancora prima di Natale” (detto quando ormai siamo nel “week-end” precedente la festività, una coraggiosissima assunzione di rischio nella previsione, davvero). Sul sentiero del banale, cioè come se i cittadini non avessero preso coscienza di ciò già secondo le cifre pubblicate giorno dopo giorno, anche l’affermazione secondo cui prime osservazioni avrebbero indotto a stabilire che “la variante omicron è più contagiosa rispetto alla variante delta” e “vaccinazione e/ guarigione da una precedente infezione sembrerebbero offrire una protezione molto meno efficace contro la nuova variante”, anche se – si noti il passaggio ardito quanto mai – “la protezione è nettamente più alta per chi si è vaccinato o ha fatto il richiamo di recente”, e tuttavia: “Se la protezione vaccinale si rivelerà bassa, i contagi aumenteranno anche tra la popolazione vaccinata”. Siamo ai limiti della supercazzola, funzionale a garantire terreno fertile per un’altra perla da soldataglia di monsieur Jacques de Chabannes de la Palice: “Non è ancora chiaro quale livello di gravità possa raggiungere la malattia da variante omicron; non è ancora chiaro in quale misura le persone vaccinate siano protette dalle forme più gravi”. Gran finale: “Se i casi gravi saranno molti, il sistema sanitario, giâ sovraccarico, sarà sottoposto in brevissimo tempo ad una pressione che non potrà più reggere”. Confutazione semplicissima: più è articolato ed organico a sé stesso – e si ripete: abbiamo avuto 21 mesi per valutare e per verificare ogni modello matematico necessario -, più un sistema si adatta ed è in grado di rispondere a nuove esigenze; sta inoltre alla politica, in tempi di riposo o di minor pressione, il definire scenari possibili in modo che all’inefficienza di ieri si risponda con la normalità di servizio nel domani.

Restrizioni, avanti in ordine sparso – Ci sarà anche stata una consultazione, ma pare proprio che di originalità a Berna non sappiano nemmeno trovare un sussurro. Sino a lunedì 24 gennaio, dunque, “provvedimenti più restrittivi” con riguardo anche alle “persone vaccinate o guarite” essendo “la variante omicron assai contagiosa”. Ergo: a) l’accesso ai luoghi chiusi per cui oggi vige la “regola 3g” (persone vaccinate, guarite o risultate negative al test) sarà limitato alle persone immunizzate, ossia vaccinate o guarite (“regola 2g”); quali riferimenti ambientali valgano ristoranti, strutture culturali, strutture sportive e per il tempo libero e contesti utilizzati per manifestazioni, con obbligo di mascherina e di utilizzo di sedie e tavoli per il consumo di cibi e di bevande. Per le manifestazioni con più di 300 persone all’aperto continuerà a valere la “regola 3g”.

Discoteche ed affini – Dove non sia possibile il portare la mascherina e la consumazione da soli seduti, l’accesso sarà consentito soltanto a persone immunizzate – ossia vaccinate o guarite – che siano risultate negative al “test”, secondo la norma indicata come “regola 2g-plus” (di transenna: sempre per la categoria “Più sigle, più complicazioni”). Discorso, questo, che vale per discoteche, bar ed attività sportive o culturali amatoriali nella cui pratica non è possibile l’uso della mascherina (esempio fornito: “Le prove di gruppi di strumenti a fiato”). Per supplemento di arzigogolo, “la regola non sarà applicata ai minori di 16 anni”. Valutazione formulata unilateralmente: “Grazie all’obbligo del “test” si garantisce che nessuna persona contagiosa partecipi a manifestazioni per cui non sono previsti l’obbligo della mascherina e l’obbligo di stare seduti”. Inoltre, “dall’obbligo del “test” saranno esentate le persone la cui seconda vaccinazione, il cui richiamo o la cui guarigione risalgono a non più di quattro mesi prima”. Finalone da sistema di equazioni del secondo grado: qualora sia applicata con atto volontario la regola “2g-plus”, nelle strutture e nelle sedi di manifestazioni che sono soggette alla “regola 2g” sarà possibile evitare sia l’obbligo della mascherina sia l’obbligo di stare seduti durante le consumazioni.

Incontri privati al chiuso – Per la categoria “Abbiamo perso il senso della misura”, decisa una nuova linea sul numero di persone non immunizzate che possono prendere parte ad incontri privati al chiuso. E cioè: “Se è presente una persona non vaccinata o guarita di più di 16 anni, gli incontri privati saranno limitati a 10 persone inclusi i bambini; se tutte le persone sopra i 16 anni sono vaccinate o guarite, il limite per gli incontri al chiuso sarà di 30 persone; all’aperto, il limite resta pari a 50 persone”.

Obbligo del telelavoro – Reintrodotto l’obbligo del telelavoro; qualora invece sia necessario il lavoro sul posto, nei locali in cui è presente più di una persona continua ad essere vigente l’obbligo della mascherina. Scuole di livello secondario – Nelle scuole del livello secondario secondo è imposto l’obbligo della mascherina, con raccomandazione ai Cantoni affinché tale obbligo sia introdotto anche nelle scuole di livello inferiore; suggerita anche l’esecuzione di “test” ripetuti, e ciò al fine di “interrompere velocemente le catene di infezione nelle scuole”. Niente reintroduzione dell’insegnamento a distanza, ma solo “poiché le vacanze semestrali sono ormai alle porte”. Nel livello terziario, per determinate offerte formative e gli esami è reintrodotta la limitazione dell’accesso alle persone vaccinate, guarite o risultate negative al “test”; per la formazione continua valgono le regole applicate alle manifestazioni.

Interventi non urgenti: tutto al rinvio – “Forte raccomandazione” di rinvio degli interventi non urgenti negli ospedali, e ciò “per sgravare il personale sanitario”. Con una promessa: “Se nei prossimi giorni o nelle prossime settimane la situazione dovesse peggiorare rapidamente, il Consiglio federale sarà in grado di reagire con tempestività”. In quale modo, con riferimento al tema specifico, difficile da immaginarsi.

Costi dei “test” – Con effetto da domani, sabato 18 dicembre, i costi di determinati “test” contro il Covid-19 – ossia gli antigenici rapidi ed i Pcr salivari – e necessari al rilascio del certificato saranno nuovamente a carico della Confederazione; non verranno invece rimborsati i “test” autodiagnostici, i “test” Pcr individuali ed i “test” anticorpali. Proseguirà il rimborso dei “test” Pcr individuali delle persone che presentano sintomi della malattia, delle persone di contatto e in caso di risultato positivo di un “test” aggregato. Con decorrenza da lunedì 17 gennaio, a tutti coloro che si sottoporranno ai “test” ripetuti sarà rilascaito un “certificato Covid-19”. Vaccinati e guariti, solo un “test” per l’ingresso – Adeguato, con effetto da lunedì 20 dicembre, il regime dei “test” valido per l’entrata in Svizzera. Oltre ai “test” Pcr eseguiti al massimo 72 ore prima saranno quindi accettati anche i “test” antigenici rapidi eseguiti non oltre 24 ore prima; non sarà più applicato a chi è vaccinato o guarito l’obbligo di un secondo “test” a cui sottoporsi dai quattro ai sette giorni dopo l’arrivo in Svizzera.

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