Home CRONACA A rischi estremi, estremi rimedi: sgomberi forzati in Bavona e in Lavizzara

A rischi estremi, estremi rimedi: sgomberi forzati in Bavona e in Lavizzara

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Oggi, venerdì 5 luglio, la Valle Bavona con esclusione del nucleo di San Carlo; domani, sabato 6 luglio, l’abitato di Prato-Sornico in prossimità del riale Scudau; sempre domani, gran parte delle abitazioni al Piano di Peccia, in particolare il nucleo di Sant’Antonio ed il nucleo di San Carlo, in sponda destra del fiume di Peccia nelle vicinanze del riale proveniente dall’Alpe di Sovenat; in pari tempo, la località Bola-Croisa nei pressi di Mogno, zona del ri di Röd. Allo sgombero forzato, in ragione delle piogge previste nei prossimi giorni e della constatata fragilità idrogeologica, allo sgombero forzato quale “extrema ratio” si è giunti, limitatamente alle zone a maggior tasso di rischio nelle valli già colpite dalla sciagura tra sabato e domenica e per le quali vi è da temersi stanti anche le previsioni meteorologiche poco incoraggianti: così i vertici dello Stato maggiore regionale di condotta, decretando il “Via tutti” con elitrasporto in elicottero oggi e via terra domani, con riserva di utilizzo degli elicotteri per eventuali situazioni specifiche.

Elementari nella concretezza i criteri: a) i residenti e quanti si trovino “pro tempore” nelle zone indicate sono invitati perentoriamente ad uscire da tali zone, in coordinamento “con i Comuni interessati e con gli enti di intervento”; b) a sgombero effettuato, interdizione del traffico privato sugli accessi stradali alle zone di cui sopra, e ciò con sbarramenti; c) a quanti non possano appoggiarsi a parenti o amici per la temporanea ospitalità è garantito l’alloggio al “Centro protezione civile” in Ascona (richieste da formularsi con chiamata al numero di telefono 0840.112117). I provvedimenti, è la precisazione, hanno carattere preventivo e sono stati disposti “in base all’analisi dei rischi” condotta da operatori in seno al Dipartimento del territorio, con definizione per l’appunto delle aree da sgomberarsi e delle vie di comunicazione da chiudersi al traffico (in gran parte, e ciò va da sé, si tratta di territori già fortemente interessati dai dissesti idrogeologici nello scorso fine settimana); nello specifico, per la definizione delle zone sono state prese in considerazione le infrastrutture e le abitazioni già colpite e quelle limitrofe che potrebbero risultare interessate da eventuali altri fenomeni intensi: una “particolare prudenza” – tutti i virgolettati giungono dal menzionato Stato maggiore regionale di condotta – è imposta dalle odierne condizioni idrogeologiche, dallo stato di avanzamento delle singole procedure di messa in sicurezza, dal deflusso delle acque in prossimità delle abitazioni e dalla morfologia del territorio “profondamente modfiicatasi”.

Di un fatto è da tenersi conto, e valga questa sintesi: “Risulta ora difficile una previsione sulla risposta dei bacini idrografici anche in presenza di precipitazioni dall’intensità inferiore a quella rilevata la settimana scorsa”. Come dire che piogge per 100 millimetri il metro quadrato nell’oggi potrebbero avere un impatto drammatico quanto 200 millimetri il metro quadrato nell’ieri; e come dire, inoltre, che si procede sul provvisorio, e che gli esperti effettueranno via via altre analisi dello stato contingente dell’arte allo scopo di aggiornare i piani di emergenza.