Home IN EVIDENZA A margine / Interferenze italiane, grazie a Dio c’è “Famiglia cristiana”

A margine / Interferenze italiane, grazie a Dio c’è “Famiglia cristiana”

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Dopo anni di navigazione culturalmente umorale, editorialmente aberrante e cattolicamente errante con cadute fragorose, dall’arrivo di don Stefano Stimamiglio nel ruolo di direttore responsabile il settimanale italiano “Famiglia cristiana” ha ritrovato una significativa linea di coerenza informativa e di adesione al reale; non entriamo nel merito di alcune fra le tesi sostenute in materia di politica internazionale (ché, come più volte qui affermato, ognuno fa il suo colore, ed inoltre non è questa la sede), ma sui contenuti legati e vincolati alla cronaca ed all’interpretazione della cronaca trovansi non di rado elementi dalla chiarezza cristallina. Ciò è cosa buona.

Circa l’irrigidimento ultimo di Roma sulla vicenda di Crans-Montana, con richiamo dell’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado e siderale pretesa (si sottolinea: pretesa; non mera e cortese istanza) di compartecipazione investigativa diretta sul posto, in un pezzo firmato l’altr’ieri – ed aggiornato ieri mattina – da Elisa Chiari figurano alcune osservazioni: a) le critiche sulla remissione in libertà di Jacques Moretti, contitolare della società di gestione del bar-discoteca “Le Constellation” trasformatosi in inferno di fuoco nelle prime ore di Capodanno, sono politicamente legittime nel momento in cui si affermi che, insomma, la cauzione è un istituto discutibile qualora esso sia applicato anche in situazioni come quest’ultima; b) tali critiche non possono tuttavia condurre a “pasticciare con gli àmbiti istituzionali” ed a dare “l’impressione di pretendere dal Governo federale svizzero che (esso) interferisca sulle decisioni della magistratura cantonale”, dal che una risposta in forma di “lezione sulla separazione dei poteri” (ovvero: gli spazi istituzionali sono “non solo galateo, ma principi fondamentali e da rispettarsi”); c) una Procura italiana ha ovviamente facoltà di indagare, essendovi vittime di nazionalità italiana; da una Procura italiana è giustamente ammissibile la richiesta di dialogo con richiesta di atti alla magistratura svizzera “attraverso l’istituto della rogatoria internazionale”; nulla vieta che l’autorità politica di governo attivi un “proprio” organo di consulenza giuridica, e che nel caso di specie si chiama “Avvocatura dello Stato”, a supporto dell’attività dei legali di cui i feriti ed i familiari delle vittime hanno scelto di avvalersi; d) e qui si riporta il testuale, “si può anche verificare se ci siano le condizioni giuridiche per un’investigazione penale congiunta”, che è “prevista dal diritto europeo” ma “in genere” su vicende d’altra natura, ad esempio i reati transnazionali connessi a “criminalità organizzata o terrorismo” (ed è merce ben diversa).

Date tali premesse, peraltro su punti affrontati e riconosciuti anche sul “Giornale del Ticino” in vari momenti da un mese circa a questa parte, scrive la collega Elisa Chiari quanto segue: a) “Quello che non si può fare è interferire sulle decisioni giudiziarie di un altro Paese o pretendere che la politica di quel Paese lo faccia, anche solo per sollecitare risposte”; b) una “lezione di diritto costituzionale (…), pur con i connotati della buona educazione e dei canali diplomatici aperti”, è stata impartita da Berna a Roma nel momento in cui è stato ribadito che la competenza spetta “alla giustizia vallesana non alla politica”, essendo la separazione dei poteri “un principio fondamentale del nostro sistema democratico”. Effettiva conclusione del pezzo: quanti siano già provati dalla sofferenza, per un lutto o perché hanno un congiunto che è rimasto ferito o ustionato o traumatizzato (certo, guai a trascurare l’impatto sulla psiche e sull’anima), “non dovrebbero essere illusi da interferenze che non possono esserci”.

Considerazioni assennate, considerazioni giuste. Sarà anche, magari e senza magari, per un fatto: prima di rispondere alla chiamata vocazionale come sacerdote, l’ora direttore responsabile don Stefano Stimamiglio ha praticato negli uffici legali di alcune grosse aziende, avendo conseguito una lodevolissima laurea in giurisprudenza. Transléscion: se conosci la legge, figuracce non fai.