Or sono due anni esatti, ad un mese circa dall’appuntamento con le urne alle quali si sarebbe presentata da sindaca in carica a Cantello (Varese) ed anzi a 36 ore dalla scadenza per la presentazione delle liste, si ritrovò indagata per un abuso d’ufficio cui sarebbe corrisposto anche il reato di peculato. Chiara Catella, 52 anni fra sei settimane, è stata invece prosciolta oggi con decreto di “non luogo a procedere” firmato dal giudice dell’udienza preliminare in Varese, nulla sussistendo a suo carico circa atti illeciti in materia di acquisto di un immobile (in prima battuta erano state invece evocate le presunte corsie preferenziali che sarebbero state generate e/o utilizzate funzionalmente all’assunzione di una persona nell’ente pubblico); caso che caso non era, come ora è evidente. Doveroso è il ricordare che in quella tornata elettorale la già sindaca di Cantello – prima donna in tale ruolo nella storia del Comune di frontiera – non era stata confermata e che, dopo essere entrata di diritto in Consiglio comunale quale capogruppo dell’opposizione, nel settembre 2024 aveva rassegnato le dimissioni per motivi personali. Doveroso è anche il sottolineare che, in nessun modo entrandosi su questioni di carattere politico, questo quotidiano è stato dalla parte di Chiara “Cuz” Catella – per riscontro e confronto: https://ilgiornaledelticino.ch/cantello-varese-sindaca-e-funzionari-finiscono-sotto-inchiesta – sin dal primo momento, conoscendosi la persona in ragione sia delle non infrequenti interlocuzioni sull’asse confinario (per via dei rapporti su temi quali frontalierato, ordine pubblico, trasporti ed economia in particolare) sia del diretto suo impegno in altri contesti (lo sport: ex-cestista in buone ed anche ottime categorie peninsulari, l’anno scorso Chiara Catella aveva reindossato la canotta per disputare in Ticino i Mondiali di basket “Over 45” con la Nazionale italiana); un trattamento rispettoso ed equo che, ci spiace il dirlo, non è stato riscontrato da parte di alcuni organi di stampa in Italia. Da loro pare dunque giusto l’aspettarsi un atto riparatorio.


















































































