(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 13.25) L’odierno responsabile dei servizi di sicurezza per il Comune di Crans-Montana ed un suo predecessore nella funzione – quest’ultimo sicuramente operativo nel 2018 e nel 2019 – sono stati raggiunti nelle scorse ore da informazione della Procura pubblica vallesana quali indagati, cioè sottoposti a procedimento penale, per ipotesi varie di reato afferenti al tragico rogo di Capodanno (40 vittime, 116 tra feriti ed ustionati) negli ambienti del bar-discoteca “Le Constellation” di rue Centrale 35 a Crans-Montana. Trattasi della naturale evoluzione dell’inchiesta giudiziaria in essere; com’è noto, il “focus” resta sulle figure di Jacques Moretti e di Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti, 49 e 40 anni rispettivamente, contitolari della società di gestione del locale; dopo alcuni giorni trascorsi in stato di restrizione carceraria, l’uomo è stato rimesso in libertà limitata sotto cauzione; sottoposta a vincoli analoghi (passaporti e permessi riconsegnati, obblighi di firma, et cetera) è anche la donna. L’interrogatorio del terzo indagato avrà luogo lunedì 9 febbraio, mentre per il quarto soggetto finito nell’inchiesta – nome e cognome diffusi da fonti italiane di stampa; trattasi del già comandante dei Pompieri nell’area dell’Adret oltre che già capo della sicurezza nei Comuni di Arbaz, di Ayent e di Grimisuat – l’appuntamento è stato fissato a venerdì 6 febbraio.
Una risposta chiara – L’adozione di primi provvedimenti a carico dei due funzionari, di cui gli inquirenti intendono ricostruire l’operato con riferimento ai controlli periodici condotti (sicuramente nel 2015, nel 2018 e nel 2019) e non condotti (dal 2019 in poi, benché fossero state formulate osservazioni circa necessari adeguamenti) sul “Constel”, era data per certa da giorni e dovrebbe costituire preludio ad una serie di provvedimenti predefiniti nella strategia della procuratrice generale Béatrice Pilloud e degli altri membri della squadra di inchiesta. Solo a metà febbraio l’incontro tra membri della Procura pubblica vallesana e gli inquirenti italiani, peraltro risultando che solo a tale data vi sarebbe stata la prima disponibilità da parte dei futuri ospiti. Contrariamente a quanto tra l’altr’ieri e ieri dato per certo da varie testate italiane, sulla scorta di un “lost in translation” o forse dell’ennesimo tentativo di piegare la realtà a fini prevaricatori di terzi, la formazione di squadre investigative comuni tra Svizzera ed Italia non è stata sino ad ora autorizzata benché ciò costituisca un’eventualità cioè sussistendo una base legale; in forza della pretesa apodittica di aggregare investigatori italiani – e con funzione di regìa – nelle indagini anziché limitarsi alla cooperazione giudiziaria garantita “naturaliter”, Roma aveva richiamato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado.





















































































