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Udc alle Federali: uno su 31 ce la farà, e per il resto si vedrà

Si scrive “Udc” e si legge, o si dovrebbe leggere secondo le intenzioni dei vertici del partito, “Unica direzione coerente”. Da stato di apparente “trance” agonistica, e nella formula del massimo sforzo possibile con 31 candidati – ma la spunterà uno; già l’ipotesi di un’opzione supplementare suonerebbe strana a meno che i consensi per gli Stati siano stragenerosi sino ad eventuale secondo turno – fra lista principale e formazioni aggregate o annesse sul tavolo delle Federali, l’odierno congresso elettorale tenutosi alle Scuole comunali di Ascona su chiavi note e ribadite e che un dignitoso conoscitore di storia e di atti conciliari ricondurrebbe all’“Illi dicunt, nos autem dicimus”, e cioè all’elencare i contenuti dell’asserto altrui per smontarli sùbito dopo con tesi differente e diversamente articolata. I nemici principali: uno Stato dai deliri di onnipotenza, i socialisti che spingono per trascinare la Svizzera nell’Unione europea, liberali-radicali e popolari-democratici che fanno lo stesso gioco “ma in modo subdolo”.

Punti accessori non negoziabili: difesa del ceto medio (“In declino”), lotta senza quartiere a chi “vuole accaparrarsi la prosperità svizzera”, niente accordo-quadro con l’Unione europea. Marco Chiesa, che è in ultimo lo Spitzenkandidat del partito trovandosi tra l’altro su corsa per Nazionale e Stati, in “tackle” a piedi uniti su Giovanni Merlini, Filippo Lombardi e Marina Carobbio Guscetti, a rigore del farsi alfiere di un “Ticino diverso (…) (e) che non accetterà mai la svendita del nostro Paese”. Sul taccuino, ma meglio ancora nella nota-stampa successiva e magari è una di quelle dimenticanze per le quali saranno formulati “distinguo” in seconda battuta, nemmeno una parola per la Lega dei Ticinesi; compagna di avventura e tuttora preponderante per consensi, ovvio, ma che non da oggi gli udicini stanno spolpando e cannibalizzando dall’interno dell’alleanza – tra l’altro, nutrendo taluno verso i leghisti un atteggiamento di presunta superiorità culturale – e privando di potenziali terreni di espansione del consenso. Fra due settimane, al “Conza” di Lugano, nientemeno che Christoph Blocher già consigliere federale all’ambone per arringare la folla in un momento per ora imprecisabile fra le ore 11.00 e le ore 16.00. Beh, all’Udc uno così serve sempre.