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Washington parla, le Borse tremano e soffrono. E mo’ son dazi amari

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.31) Fra l’1.10 e l’1.50 per cento era atteso, intorno all’1.50 per cento si è posto all’effettiva apertura, al 2.45 per cento si è invece situato al saldo (in numeri: chiusura su quota 12’279.48 punti) il calo dello “Swiss market index” oggi rimasto necessariamente esposto a procelle in conseguenza dell’annuncio di nuovi dazi da Washington. Forte prevalenza di vendite anche in forza degli “stop loss” parcheggiati a suo tempo da non pochi operatori; inevitabile la tensione sui finanziari (“Ubs group Ag”, meno 8.33 per cento) e sul tecnologico (“Logitech international Sa”, perdita sin da sùbito a doppia cifra ed infine al 16.53 per cento); parzialmente diverso, restandosi al listino primario, il discorso che riguarda “Kühne+Nagel international Sa”, il cui “meno 8.49” per cento è almeno per una metà da attribuirsi a problemi di natura giudiziaria in Italia; penalizzato il lusso (“Compagnie financière Richemont Sa”, meno 6.32). Di contro, resistente “Swisscom Ag” (più 3.70) e solidità offerta da due pesi massimi difensivi (“Novartis Ag”, più 0.50; “Nestlé Sa”, più 0.96). Allargato non interpretabile in senso univoco.

Dalle altre piazze: Dax-40 a Francoforte, meno 2.27; Ftse-Mib a Milano, meno 1.70; Ftse-100 a Londra, meno 1.55; Cac-40 a Parigi, meno 3.31; Ibex-35 a Madrid, meno 1.19. Non migliore il clima a Wall Street: imbarcata per il Nasdaq (meno 5.97), pesanti “Dow Jones” (meno 3.98) e S&P-500 (meno 4.84). Cambi: 95.14 centesimi di franco per un euro, 85.68 centesimi di franco per un dollaro Usa; bitcoin affossato al controvalore teorico di 70’913 franchi circa per unità.