Lo schermo realizzato dall’architetto ticinese Livio Vacchini, vero e proprio patrimonio storico e culturale del “Festival internazionale del film” di Locarno, tornerà a presidio di piazza Grande già nell’edizione 2026 – la 79.a in ordine di tempo, a far data da mercoledì 5 agosto e sino a Ferragosto compreso – della “kermesse” cinematografica. L’annuncio giunge oggi dagli ambienti del Consiglio di amministrazione, “su proposta della direzione”, sulla scorta dell’“esperienza organizzativa maturata nel corso della passata edizione”. Edizione segnata, come si ricorderà, dall’adozione di altra infrastruttura e dalla vigorosa protesta – sviluppatasi anche in forma di petizione con il corredo di circa 9’400 firme – di cittadini dalla varia estrazione e dal vario coinvolgimento; a rassegna conclusa, e stante la pressione anche a mezzo stampa, i vertici del “Festival” avevano preso atto e promesso – fanno fede le conclusioni di un dibattito svoltosi al “GranRex” di Locarno – che la scelta compiuta sarebbe stata oggetto di riesame. Il che, standosi all’odierna nota, sarebbe avvenuto con valutazione “senza pregiudizio” delle “opportunità concrete” e dei “passi necessari per il riutilizzo della struttura temporanea”.
E gli argomenti a suo tempo addotti, dal costo di manutenzione dello “schermo Vacchini” (non propriamente nuovo di fabbrica: la costruzione risale al 1971) ai problemi di gestione strutturale? Una risposta diretta non vi è, ma ai sostenitori del valore intrinseco dello schermo “tradizionale” basterà probabilmente il gusto della vittoria, senza bisogno di troppe indagini sul senso di espressioni da cui risulta che sono o sarebbero state individuate “soluzioni logistiche economicamente più sostenibili ed efficienti” e che sono o sarebbero state ottimizzate le procedure di montaggio e di smontaggio della struttura, con abbattimento dei costi grazie in particolare “all’internalizzazione delle procedure ed alla digitalizzazione dei piani tecnici”.
E dunque, 2026 con ritorno ad un passato futuribile, ma poi? Per il “poi”, dichiarazione d’intenti che quivi citasi pedissequamente: “Nei prossimi mesi – sta scritto – sarà lanciato un concorso di idee volto ad individuare un “partner” che, sulla base di un’attenta valutazione del contesto in evoluzione e delle esigenze future, accompagnerà il “Festival” per i prossimi cinque anni nella definizione di una soluzione globale e sostenibile per le proprie strutture temporanee”. Non esattamente un concetto distillato nel concreto, ma si accolga la traccia per quel che essa promette, e cioè l’inserimento “in una prospettiva di lungo periodo” e coerente con i “principali sviluppi urbanistici previsti sul territorio, tra cui il progetto “La nouvelle Belle époque”, la riqualificazione della “Rotonda”, il comparto scolastico della Morettina e l’area del Fevi”. Insomma: dietro allo schermo, masse in movimento e regìa con ambizioni da “kolossal”.






















































































