(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 15.03) Piange la Svizzera, piange il Ticino per le vittime della strage di Capodanno nel Vallese. Al tramonto del quarto giorno, 90 ore dopo la prima fiammata letale al “Constel” in rue Centrale 35 a Crans-Montana, cadono lacrime sulle 40 vittime ora tutte identificate, cadono lacrime ad accompagnare le preghiere per quanti sono sopravvissuti e soprattutto per chi tuttora è sotto terapia intensiva, non trasportabile, curabile solo se la fibra saprà reggere. Esiziale solo che lo si legga, il bollettino finale, che così consta: svizzeri, 22, 10 di sesso maschile (tre 16enni, un 17enne, tre 18enni, un 20enne, un 21enne ed un 31enne) e 12 di sesso femminile (una 14enne, quattro 15enni, una 16enne, una 18enne, una 21enne, due 22enni ed una 24enne titolare anche di passaporto francese); francesi, otto: sei di sesso maschile (un 14enne, un 15enne titolare anche di passaporti del Regno Unito e di Israele, un 17enne, un 20enne, un 23enne ed un 39enne) e due di sesso femminile (una 26enne ed una 33enne); italiani, sei, quattro di sesso maschile (uno di loro titolare anche di passaporto degli Emirati Arabi Uniti) e due di sesso femminile (una 15enne ed una 16enne); rumeni, uno, un 18enne; turchi, uno, un 18enne; belgi, uno, una 17enne; portoghesi, uno, una 22enne, Tra i nomi degli italiani – tutti in conferma: erano noti ormai da 48 ore e per i quali si è rimasti solo in attesa dell’ufficialità – anche quello di Sofia Prosperi, 15enne nata in Ticino, cresciuta a Paradiso e domiciliata a Castel San Pietro frazione Corteglia, studentessa alla “international school” di Fino Mornasco in provincia di Como; al rientro la salma, dalle ore 16.00 di oggi l’omaggio pubblico nel salone parrocchiale (sotto la chiesa), mercoledì 7 gennaio alle ore 14.30 i funerali nella Cattedrale di Lugano, a presiedere le esequie monsignor Alain de Raemy amministratore apostolico che a Crans-Montana si trovava anche ieri mattina per la celebrazione della santa Messa, nella chiesa titolata a san Cristoforo e che non è bastata per contenere i fedeli e quanti, credenti cattolici o di altra confessione o non credenti, abbiano voluto essere testimoni. Nelle ultime ore, dal padre di Sofia Prosperi è giunto un pressante appello ai rappresentanti dei mezzi di comunicazione, italiani e svizzeri, affinché sia rispettato il dolore dei congiunti e dunque le esequie si svolgano “senza clamori ed in forma riservata, nella sola cerchia dei familiari e degli amici”. Le salme degli altri cinque cittadini italiani sono giunte stamane da Sion all’aeroporto di Milano-Linate; ad accogliere alte autorità del Governo italiano e delegati dalle città di provenienza dei giovani.
Lutto nazionale – Venerdì 9 gennaio sarà invece il giorno della cerimonia funebre – presenti una delegazione del Consiglio federale e varie rappresentanze di altri Paesi – a Crans-Montana; alle ore 14.00 l’inizio, ed alle ore 14.00 suoneranno a morto le campane di tutte le chiese della Svizzera, nel segno del lutto nazionale proclamato con imposizione di un minuto di silenzio. Per i feriti e per gli ustionati – computo ridotto da 121 a 116 persone in tutto, varie decine dei quali nel frattempo rimpatriati – e per le loro famiglie una preghiera speciale che dovrebbe riecheggiare quella risuonata ieri, domenica, nel lungo corteo dipanatosi sulle strade di Crans-Montana e fermatosi in prossimità del luogo della strage. Un muro di folla che, senza necessità di organizzazione, si riformerà fra poche ore ed ancora martedì così come, in forma di cuore, esso è stato generato dagli sciatori su una delle piste degli impianti, rimasti questi ultimi in funzione, sì, ma con un invito alla sobrietà da tradursi in comportamenti rispettosi (nell’intero comprensorio, paesi compresi, annullate nel frattempo le manifestazioni pubbliche; nei locali aperti niente musica dal vivo e niente “deejay”). Un minuto di silenzio sarà fatto osservare mercoledì 7 gennaio, alla ripresa delle lezioni, anche negli istituti scolastici italiani.
Inchiesta serrata – Nessun provvedimento restrittivo della libertà (“Non vi sono per ora gli estremi”, tagliano corto dalla Procura pubblica vallesana) è stato adottato a carico di Jacques Moretti e di Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti, marito e moglie contitolari del “Le Constellation” e di altri due locali, l’uno a Crans-Montana e l’altro nella confinante Lens. Omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali gli addebiti sommari – trattasi di “dossier” in fase di formazione – mossi alla coppia, la cui posizione potrebbe aggravarsi qualora emergesse ad esempio la mancata comunicazione di interventi eseguiti all’interno del locale andato a fuoco. Oltre a costituirsi parte civile in rappresentanza della comunità, per voce del sindaco Nicolas Féraud le autorità comunali hanno sostenuto che nessun controllo è stato omesso né al “Constel” né in altri locali, con ciò smentendo indirettamente Jacques Moretti che aveva dichiarato l’essere state condotte tre sole ispezioni nell’arco di un decennio. L’attenzione degli inquirenti è rivolta alla praticabilità dell’uscita di sicurezza, alle condizioni dell’impianto antincendio che non è entrato in funzione, alla presenza di materiali infiammabili forse non registrati ossia non collaudati, al rispetto delle misure dichiarate (dubbi sono sorti circa la larghezza della scala principale, ossia l’unica via per passare dal pian terreno al seminterrato in cui è scoppiato l’incendio: forse, ed il “forse” è più che mai d’obbligo, lo spazio tra lato e lato era stato ristretto al di sotto di quanto che i piani e le norme di sicurezza dicevano). Vi è poi l’ultimo dubbio: sarebbero state raccolte dichiarazioni secondo le quali i titolari dell’attività, al fine di economizzare in modo lineare sui costi di gestione, avevano deciso di abbassare gli “standard” per quel che riguarda avantutto gli spazi utili per il movimento e fors’anche l’utilizzo di personale di sicurezza; con ciò si spiegherebbero, almeno in parte, il caos generatosi all’interno del “Costel” ed anche l’assenza di un’azione tempestiva, con estintori ed eventualmente manichette, allo scoppio del rogo. Dai documenti disponibili al Comune di Crans-Montana è emersa anche un’istanza formulata e presentata venerdì 19 dicembre da Jacques Moretti per l’ampliamento del bar e per la demolizione di una porzione di terrazza.





















































































