di Massimo Soncini, dir resp, per il “Giornale del Ticino”
Umberto Bossi, fondatore dell’Unolpa e poi della Lega lombarda che sarebbe giunta ai giorni nostri come Lega nord e poi come Lega “tout court”, è morto stasera, all’“Ospedale di Circolo” in Varese dove si trovava ricoverato, all’età di 84 anni e sei mesi esatti, essendo egli nato a Cassano Magnago (Varese) il 19 settembre 1941 da Ambrogio Bossi ed Ida Mauri. Cresciuto a Soiano (frazione di Cassano Magnago) e poi trasferitosi con la famiglia nella comprovinciale Samarate frazione Verghera, Umberto Bossi si era sposato due volte, la prima con Gigliola Guidali e la seconda con Manuela Marrone; quattro i figli. Diploma conseguito al Liceo scientifico, facoltà di Medicina per iscrizione di lungo periodo e con qualche strascico familiare a causa della laurea rivendicata ma non conseguita, vari lavori saltuari in àmbito impiegatizio e tecnico oltre a tracce di carriera musicale (arrivò anche al “Festival di Castrocaro” con il nome “Donato”, incise un paio di brani con l’etichetta “Caruso”), quello che all’apice della carriera politica sarebbe stato ribattezzato “ôl Senatôr” approdò al pensiero federalistico nel 1979 per un incontro casuale con Bruno Salvadori, al tempo referente dell’autonomismo in Valle d’Aosta, all’Università di Pavia, avendo nel frattempo simpatizzato per l’estrema Sinistra, essendo stato iscritto al Partito comunista italiano (sezione di Verghera di Samarate) ed essendo rifluito poi su posizioni vicine al Partito socialista italiano (alcune collaborazioni in prosa ed in poesia, tra l’altro, sull’imperiodico “Ul bartavèll”); del 1980 la fondazione della Unolpa (“Unione nord-occidentale per l’autonomia”, o “Unione nord-occidentale laghi prealpini”, secondo altra versione), in calco dalla già localmente celebre Uopa (“Unione ossolana per l’autonomia”) fondata da Alvaro Corradini. Vari gli impegni nell’editoria, a partirsi dal poco fortunato “Nord-ovest” e poi con l’acquisto di “Radio Varese” convertita in “Radio Padania” e, ancora, con un quotidiano “La Padania” e con una tv; in campo culturale, la presenza in un circolo filologico dove sarebbero poi maturate varie amicizie di lungo periodo; sul fronte politico, propaganda per l’Union valdôtaine e per la “Lista per Trieste” (con una candidatura di bandiera, e senza esito positivo alle urne), costituzione della “Lega autonomista lombarda-Lal” che per tutti divenne “Lega lombarda”, il tutto nello spazio tra il 1980 ed il 1984.
Fra le tappe del “cursus” politico: nella Lega sotto varie denominazioni, segretario dal 1984 al 1993 per la Lega lombarda e dal 1989 al 2012 per la Lega nord, indi presidente della Lega nord (carica ricoperta sino ad oggi); nelle istituzioni, varie legislature tra Camera dei deputati e Senato della Repubblica oltre a tre mandati come europarlamentare, il ruolo di ministro alle Riforme istituzionali-devoluzione (2001-2004) ed alle Riforme per il federalismo (2008-2011). Nota la sua prima alleanza con Silvio Berlusconi, nel frattempo emerso come fondatore di “Forza Italia”, poi la rottura, poi il ritorno a rapporti sodali; perno della costruzione del progetto federalistico fu Gianfranco Miglio, docente alla “Cattolica” ed il cui apporto fu determinante per garantire una legittimazione “culturale” al movimento. Istrionico, spesso popolaresco, oscillante tra miti fondativi (l’ampolla con l’acqua alle sorgenti del Po, la ricongiunzione storica al Medioevo della “Battaglia di Legnano”, il celodurismo, le adunate a Pontida in provincia di Bergamo dove ci risulta avranno luogo i funerali, forse già domenica) e pragmatismo, per decenni abituato a trascurare la salute (nel dicembre 1991 un infarto, nel 2004 un ictus con riabilitazione alla “Hildebrand” di Brissago), Umberto Bossi è stato soggetto determinante nell’ideazione di un progetto nel Centrodestra italiano ed europeo, avendo egli tra l’altro avuto la capacità di federare varie espressioni autonomistiche locali e che da tale condizione difficilmente sarebbero uscite; ed è questo il fulcro del discorso, al netto di qualsiasi valutazione politica ed al netto anche dei problemi giudiziari da cui fu interessato soprattutto l’“entourage” (il cosiddetto “cerchio magico”) di colui che, anche all’apice della carriera, continuò a considerarsi popolano figlio di contadini che avevano perso tutto e che dal nulla erano ripartiti. A precedere Umberto Bossi, nell’uscita da questo mondo, quasi tutti gli attori della prima e della seconda stagione leghista, dal citato Gianfranco Miglio (con il quale, dopo un innamoramento a cuore aperto, si era consumata la tipica rottura più per questioni di carattere che di pensiero) a Roberto Maroni, cofondatore della Lega nord e già ministro dell’Interno. Di “quella” Lega lombarda, oggi, restano in effetti pochi veterani (tra i primi parlamentari, Francesco Enrico Speroni da Busto Arsizio e Giuseppe Leoni da Mornago: entrambi del Varesotto, dunque) che, se vorranno, meglio di tutti potranno ancora raccontare lo spirito del tempo.
Per la genesi politica di Umberto Bossi e del leghismo “strutturato” in Italia, anche con tracce di riferimento al progetto – al tempo nascente – della Lega dei Ticinesi (noto il rapporto di amicizia instauratosi al tempo con Giuliano “Nano” Bignasca in ispecie; molti si ricorderanno delle apparizioni in via Monte Boglia a Lugano così come dal balcone di “Casa Cattaneo” a Lugano quartiere Castagnola), si rinvia alla prima biografia non ufficiale dal titolo “Umberto Bossi, i suoi uomini, le sue donne-Luci ed ombre del leghismo”, autori i giornalisti Massimo Soncini e Sergio Bertolini, pubblicato nel marzo 1992.

















































































