(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.47) Ci sono nomi; ci sono per intervenuta identificazione, quei corpi. Quattro giovani svizzeri – una 16enne, una 21enne, un 16enne ed un 18enne – in prima battuta, altri quattro giovani svizzeri – una 22enne, una 24enne, un 21enne ed un 18enne, quest’ultimo noto anche in Ticino per la sua partecipazione ad incontri di pugilato a Locarno sin da tenera età – passano dalla lista degli scomparsi a quella delle vittime accertate in conseguenza del rogo di Cans-Montana (Canton Vallese) nella notte di Capodanno; nella tarda mattinata di oggi la constatazione, fredda, ineluttabile nel lutto. Otto morti riconosciuti – e si dovrebbe dire già 10 perché vi è sostanziale contezza circa due cittadini italiani – su un totale di 40, secondo la linea delle comunicazioni da fonte ufficiale (a 45 o 47 decessi fanno tuttora riferimento varie fonti), e non potendosi escludere conseguenze esiziali fra le oltre 100 altre persone sottoposte a trattamenti sanitari in varie sedi nosocomiali; è l’inizio di un altro calvario tra i tanti calvari che ormai si intrecciano. Uno di questi percorsi del dolore e nel dolore sta portando a Castel San Pietro (vedasi in altra parte del giornale): solo in froza dell’ostinazione della mente a non voler accettare l’accaduto si manifesta il bisogno di una conferma, ecco, pur sapendosi ormai che nella lista più tragica è presente una 15enne italiana nata in Ticino e qui cresciuta.
Ricostruzioni e messaggi – Del primo pomeriggio anche lo sviluppo – provvedimento adottato in verità iersera; ora l’informativa – sul fronte giudiziario: dopo aver proceduto all’ascolto delle persone più direttamente coinvolte ed essendo nel frattempo stato affidato agli specialisti dell’“Istituto di scienze forensi” un incarico a tutto tondo per quanto di competenza, le autorità inquirenti hanno rotto ogni indugio e formalizzato un’inchiesta penale – ipotesi di reato: omicidio colposo, lesioni personali colpose, incendio colposo, fatte salve le possibili integrazioni – a carico di Jacques Moretti e di Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti, cittadini francesi originari della Corsica, contitolari del bar-ritrovo-discoteca “Le Constellation” teatro della tragedia; da “informati sui fatti”, cioè soggetti in grado di apportare informazioni utili anche in funzione dell’eventuale apertura di un “dossier” in sede di Procura pubblica, i due erano stati interrogati in prima istanza; il resto è affidato alle indagini di tipo tradizionale ed a quel che i feriti e gli ustionati riferiscono, riferiranno e sapranno o potranno riferire, ogni testimonianza è destinata ad aggiungere un tassello, molto vi sarà poi da trascriversi e da contestualizzarsi e da sfrondarsi. Beatrice Pilloud e Frédéric Gisler, rispettivamente procuratrice generale del Canton Vallese e neocomandante della Polcantonale vallesana, si sono del resto espressi con totale chiarezza: esistono gli strumenti per giungere al pieno riconoscimento delle identità dei feriti (a ieri pomeriggio, ancora sei su 119 non avevano un nome) e dei morti, ci sono gli strumenti per giungere all’accertamento di una verità fattuale, la priorità dell’impegno è stata deputata ai viventi ed ai sopravviventi, ci si lascino modo e tempo di fare quel che dobbiamo fare. Messaggio in traduzione corrente: accettato ed apprezzato ed anzi sollecitato a farsi avanti è chi possa metterci a disposizione un frammento potenzialmente utile; alla larga i latori di opinioni da salotto e quanti pretendano di spiegare il mestiere a chi un mestiere sta già svolgendo.
L’alba del terzo giorno – Lacrime, ancora. Silenzio, greve. Nulla di gioioso reca il sole all’orizzonte di sabato 3 gennaio, 55 ore dopo l’inizio della tragedia che è e rimarrà emergenza per settimane mesi anni e lacerazione per sempre. Crans-Montana, che pur deve vivere del suo come stazione sciistica e realtà turistica, ha un cratere nel cuore fisico – il luogo si chiama rue Centrale non per caso – e nel cuore di quanti, anche se non toccati in modo diretto cioè negli affetti familiari, del “Constel” conoscevano esistenza, attività, proprietari e dipendenti e collaboratori. Circa i dipendenti ed i collaboratori: tra di loro sono da individuarsi alcuni dei “dispersi” ormai da considerarsi nell’elenco delle vittime, l’ha detto lo stesso Jacques Moretti in una delle scarne dichiarazioni rilasciate fuor dall’àmbito giudiziario (l’imprenditore e la sua compagna di vita e di affari, quest’ultima rimasta tra l’altro ustionata in modo non grave, hanno sino ad ora declinato con fermezza ogni invito ad interviste. Ultima ed unica dichiarazione: siamo prostrati, non riusciamo più né a mangiare né a dormire). Circa i proprietari: inevitabile la caccia a notizie sulla loro storia, per gli ultimi 10 anni coincidente con quella del “Constel” da loro rilevato e fatto riattare nel 2015, e nel contempo sviluppatasi con la hamburgeria “Le Senso” in avenue De La Gare 2 a Crans-Montana e con il ristorante “Le Vieux chalet” (definito “auberge corse”, ossia una sorta di isola corsa nel Vallese) in rue Principale 23 nel limitrofo Comune di Lens; dalle pagine del quotidiano “Le Parisien”, nelle scorse ore, uno squarcio sui precedenti giudiziari di Jacques Moretti, consta essere stato indagato a più riprese, fra i 30 ed i 20 anni addietro, per reati dal patrimoniale al personale, àmbiti truffa e sfruttamento della prostituzione soprattutto, nel casellario giudiziale almeno una condanna con pena detentiva poi scontata. All’arrivo nel Canton Vallese, però, pagina nuova nel libro ed a quanto pare mai alcun reato, mai alcuna contestazione, mai alcun richiamo; nemmeno dall’autorità comunale responsabile per i controlli, “Ne abbiamo avuti tre nell’arco di 10 anni e tutto è sempre filato liscio”, così Jacques Moretti. Probabilmente, anzi sicuramente vero, mancando riscontri di segno opposto (ma dagli uffici comunali di Crans-Montana, causa periodo di ferie natalizie, pare impossibile l’ottenere una conferma o una smentita); vero è tuttavia – e la questione si è posta su un richiamo trasversale formulato da Stéphane Ganzer, consigliere di Stato – che le verifiche su agibilità e condizioni di determinate attività, tra cui i luoghi di ritrovo come bar ristoranti discoteche taverne, sono d’obbligo con cadenza annuale; ad imporlo è l’articolo 8 della specifica ordinanza cantonale, testo in cui è indicato anche l’ente responsabile per tali accertamenti.
Sofferenza e partecipazione – Incessanti, tra giovedì e ieri, le ondate di cordoglio riversatesi sulla comunità di Crans-Montana e sulle famiglie di quanti un caro sanno già di aver perso, di quanti ancora sperano nel miracolo, di quanti confidano nella guarigione di un congiunto o di un amico o di un conoscente. Sui canali dei “media” sociali, la reiterazione di qualche appello si somma alla cancellazione di qualche profilo, a volte per avvenuto rintracciamento della persona di cui non si avevano notizie, a volte invece perché in fondo al “tunnel” dell’attesa c’era non la luce ma un muro di drammatica realtà; a breve distanza dal luogo dell’incendio, appena all’esterno dell’area transennata e presidiata dalla tenda bianca che è il primo punto di riferimento per i soccorritori e per gli operatori della sicurezza, continuo il pellegrinaggio di quanti portano un fiore, un biglietto, una preghiera. Fra i segni del dramma, la confessione pubblica di David Vocat, comandante dei Pompieri nel comprensorio dell’Haut-Plateau (tre Comuni: Crans-Montana, Icogne e Lens), stato maggiore formato da sei persone in tutto compresi David Vocat e Frédéric Masseret suo vice: dopo quel che si è visto ed affrontato durante i soccorsi, “Non so se riuscirò a continuare”. In nome del Comune di Crans-Montana, le autorità hanno dichiarato di essere orientate alla costituzione dell’ente quale parte civile.
Cordoglio e preghiere – Oggi, alle ore 18.00, nella chiesa cattolica di route de Monte Sano 1 in zona Montana-stazione, la celebrazione della santa Messa con intenzioni per le vittime della strage (analogo rito ha avuto luogo stamane a Lens) e, a seguire, la recita della coroncina della Divina misericordia; eguali intenzioni nella celebrazione liturgica festiva che monsignor Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion, presiederà alle ore 10.00 di domani all’interno della chiesa titolata a san Cristoforo, proprio in rue Centrale, compresenti i massimi rappresentanti della Chiesa riformata; in concelebrazione, quale responsabile del Dicastero pastorale giovanile della “Conferenza dei vescovi svizzeri”, anche monsignor Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano.





















































































