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A margine / Partoriente in frontiera, era il caso di correre quel rischio?

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Giusta attenzione, e ci sta anche l’enfasi data giorni addietro a tale notizia, è stata posta dai vertici della Polizia di Stato in Como all’intervento effettuato giovedì 10 ottobre in frontiera Chiasso-Brogeda: qui una 40enne salvadoregna in avanzato stato di gravidanza, nel transito direzione Italia a bordo dell’auto guidata dal marito, è stata letteralmente presa in carico da agenti della Polstrada che con pattuglie a luci prioritarie hanno scortato la vettura sino a Como-città per il parto poi avvenuto all’“Ospedale Valduce”. In tutto i poliziotti si sono comportati secondo prassi, coscienza e sensibilità, ed a loro va un plauso incondizionato: non vi era modo di far giungere per tempo un’ambulanza, ergo essi hanno agito (e ben agito) con i propri mezzi. Oggettivamente discutibile, per contro, la scelta compiuta dal consorte della donna che in una lettera ha raccontato quanto accaduto: “Al mattino presto – riportiamo dal sito InterNet della Polizia di Stato – mia moglie vede che le si è rotto il sacco amniotico… Così svegliamo e vestiamo a velocità supersonica le nostre due bimbe… Una volta sistemati in auto, per velocizzare passiamo per Lugano… Le prime contrazioni sono arrivate dopo soli 10 minuti in auto… Un po’ preoccupato per le contrazioni sempre più forti, chiamo l’“Ospedale Valduce” chiedendo di prepararsi al parto ma anche per chiedere consiglio (sull’eventualità di) (…) fermarmi all’ospedale a Lugano oppure no… Così, con coraggio, decidiamo di proseguire fino a Como”.

Sicuro sicuro della tesi secondo questo sarebbe stato un atto di “coraggio”, gentile babbo del neonato? E sicuro sicuro del fatto che non sarebbe stato meglio il fermarsi in Ticino, dove Ella forse vive e dal cui territorio – per sua stessa dichiarazione – è transitato? Perché sì, in quel luogo c’erano i poliziotti ed i poliziotti si sono messi a disposizione per un intervento decisamente fuori dall’ordinario; ma… e se gli agenti fossero stati impegnati in altra attività avente criteri d’urgenza, e non si fosse dunque data la possibilità di una scorta frangitraffico sino a struttura nosocomiale tra l’altro sita nel cuore dell’impianto urbano di Como, e questo solo in funzione del fatto che la partoriente era stata seguita da medici di tale sede? Diciamo che è andata bene così, ma forse non era il caso di rischiare. Anzi: senza il “forse”. E tranquillo, amico: in Ticino tua moglie avrebbe ricevuto un trattamento sanitario perfettamente in linea con le esigenze.