Con decisione destinata a gettar benzina sul fuoco delle polemiche, così dandosi un’impressione di debolezza, le autorità comunali di Lugano hanno negato un’autorizzazione che era stata chiesta (per la seconda volta) dai promotori della “Marcia per la Patria e per la remigrazione”, appuntamento a libera partecipazione e posto in calendario per sabato 21 febbraio, con partenza alle ore 17.00 dalla stazione Ffs, sotto egida del “Fronte nazionale elvetico” (per i pregressi, vedasi anche https://ilgiornaledelticino.ch/filo-di-nota-nel-limbo-il-diritto-al-corteo-per-il-rischio-di-aggressioni-altrui). Gli organizzatori si sono pertanto trovati al bivio tra rispetto della decisione (pur nel totale dissenso) e disobbedienza, optando per la prima linea di comportamento e senza porre obiezioni. Il “no” al corteo è stato motivato con un’ipotizzata impossibilità di garantire l’ordine pubblico stante il prefigurato svolgimento di un presidio – anch’esso non autorizzato, ma che a quanto pare avrà luogo egualmente, inizio ore 16.00 – da parte di soggetti antagonisti alle tesi dei promotori della marcia; in altre parole, l’esercizio democratico del diritto di manifestare sarebbe negato per il timore di attacchi da parte di uno o più soggetti esterni. Un quesito: chi controlla chi, fuori dal suo cortile, e chi non è capace di controllare chi, all’interno del suo pollaio?






















































































