Un problema si pone agli occhi degli amministratori civici di Lugano: se sia da darsi il “via libera” (in burosaurese, “preavvisarsi favorevolmente”) la “Marcia per la Patria e per la remigrazione” che i responsabili di tre organizzazioni – primario il “Fronte nazionale elvetico” – intendono proporre nella giornata di sabato 21 febbraio, individuato e preciso il punto di partenza, individuato e preciso il punto di arrivo, individuato e preciso il percorso, di fatto ad attuazione del corteo che non ebbe luogo nel novembre 2025. A quel tempo, l’autorizzazione era stata concessa ma i promotori scelsero di rinunciare dopo aver appreso che la sicurezza pubblica non sarebbe stata garantita; ora, a quanto pare, l’autorizzazione resta ancora tra color che son sospesi stante il timore di “contromanifestazioni”. E cioè di chi, di fronte all’espressione democratica – il diritto di manifestare trova supporto in almeno due articoli della Costituzione – da parte di un “tot” di esseri senzienti, intenderebbe organizzare all’impronta un atto di contestazione, quest’ultimo certamente privo del “preavviso favorevole”, nulla ponendo in atto per evitare il contatto e l’eventualità di un’aggressione a quanti starebbero sfilando. Quanto ciò sia logico, al netto delle valutazioni sulle idee degli uni e sulle ideologie degli altri, valuti il cittadino.





















































































