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Nuovo rettore al “Papio”: dove Boas Erez non fu, Adrian Pablé sarà

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Giusto giusto alla vigilia della giornata delle porte aperte edizione 2025, appuntamento che in effetti mal sarebbe apparso agli occhi dei visitatori in assenza di un autorevole padrone di casa, annunciato questo pomeriggio il nome del subentrante a don Patrizio Foletti quale nuovo rettore del “Collegio Bartolomeo Papio”: trattasi di Adrian Pablé, 54 anni, primo laico (nel senso di non ordinato: si dà per scontato che trattisi di credente cristiano cattolico) nella storia del tetrasecolare istituto asconese. La nomina, espressa in seno al Consiglio di fondazione, ha trovato accoglienza da parte di monsignor Alain de Raemy amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, figura cui spettava il “placet” e che non aveva esitato a mettersi di traverso sulla precedente indicazione nella persona di Boas Erez, già rettore dell’“Università della Svizzera italiana”, eccellente matematico ma avantutto indisponibile per un incarico che si ponesse oltre la presenza un giorno ogni cinque, standosi alla versione ufficiale circa la mancata approvazione. Con decorrenza da martedì 1.o luglio, ed auspicabilmente già domani sul campo per un primo saluto, Adrian Pablé avrà modo di conferire al “Papio” un flusso di esperienze e di abilità che in questo momento gli sono richieste a doppia razione quotidiana, dovendosi sì garantire e rafforzare la continuità didattica ma soprattutto ripristinare la fiducia distrutta dal drammatico caso di don Rolando Leo, 55 anni, tuttora in carcere ed in attesa di giudizio quale presunto responsabile di quanto afferente alla sfera dei comportamenti inopportuni con non meno di nove giovani e giovanissimi (per rigore di addebiti secondo atto firmato dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, il sacerdote sarà chiamato a rispondere di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, atti sessuali con fanciulli e pornografia). Impresa non da tutti, e nemmeno da pochi, ma alla quale Adrian Pablé si sta già dedicando avendo incontrato già oggi gran parte del corpo docente e preparandosi a produrre ed a presentare un piano per (ri)organire la direzione.

Del docente – ha un dottorato all’Uni Zurigo in filologia inglese ed in filologia italiana: dunque, un umanista – si sa qualcosa ma molto si potrà scoprire: zugano per nascita, padre di origini ungheresi, madre ticinese (di Bellinzona), pentalingue se si comprende il latino, una settantina di pubblicazioni in àmbito linguistico. Occhio: sul suo campo, uno da leggersi e da interpretarsi anche per via di alcune visioni critiche, ad esempio circa l’ontologia del linguaggio (materia nemmeno troppo complessa, ma la cui rilevanza sfugge a chi, causa carenza di fondamentali e per quanto investito di ruolo nelle istituzioni, non distinguerebbe una sberla da un buffetto). Nell’insegnamento, attività nei licei oltre che – così recita una scheda – “nella formazione per adulti ed in corsi (…) con orientamento su comunicaziokne, retorica, linguistica ed anglistica”. Tracce migliori trovansi nella lunga attività svolta quale professore associato (2009-2023) alla University of Hong Kong, ateneo che gode di classificazioni a livelli di eccellenza mondiale; dopo rientro in Svizzera “per motivi familiari”, l’ingresso quale docente alla Supsi ed alla Supsi resterà legato con un patto di docenza inverso a quello che era stato ipotizzato per Boas Erez, ossia 20 per cento alla Supsi tutto il resto del tempo ad Ascona. A sensazione: servirà ogni ora, servirà ogni minuto.