Home CRONACA Clonazione di carte di credito, sradicata la banda dei bulgari

Clonazione di carte di credito, sradicata la banda dei bulgari

Un giro vorticoso tra Sofia in Bulgaria, l’Italia, Willemstad (alzi la mano chi riesce a collocare d’acchito questa città: Wikipedia ce la offre come parte del Regno dei Paesi Bassi e, meglio, capitale delle Antille olandesi) ed il Ticino, quest’ultimo a lungo terra di incursioni criminali per l’assalto alle carte di credito altrui. E, se c’era – come c’era – questo giro, non potevano mancare i criminali informatici, persone fisiche in costante movimento, dentro e fuori, per mettere a segno i colpi, mese dopo mese, anno dopo anno. Ebbene: festa finita, ché anche l’ultimo dei soggetti operanti in questo sodalizio criminale è ora, come si suol dire, affidato alle cure ed alle disponibilità del sistema carcerario cantonale, dove egli dovrebbe albergare a lungo tra l’odierna detenzione preventiva e l’esito del futuro processo.

C’è infatti un 43enne bulgaro, giunto fresco fresco dalle Antille Olandesi su estradizione conseguente ad un mandato internazionale di cattura spiccato dal ministero pubblico in Lugano, fra le ultime acquisizioni dietro alle sbarre nel contesto delle indagini sulla banda specializzatasi nella pratica dello “skimming”, che è poi la clonazione di tessere altrui al fine dell’appropriazione del denaro. Organizzazione “ben strutturata, con diramazioni in vari Paesi”, fanno sapere dalla Polcantonale, dove sottolineano l’azione ripetuta dei malviventi su suolo ticinese. L’identificazione del 43enne fa séguito al fermo, avvenuto a metà maggio 2017, di un 41enne e di un 34enne, anch’essi bulgari residenti in Bulgaria, in linea di massima i sottoposti gerarchici al 43enne che svariava all’ala viaggiando in “business” ed azionava la catena di trasmissione per i gruppetti da mandare in esplorazione ed all’attacco. Questa era infatti la strategia: ogni “tot” tempo, sganciamento di autentiche batterie di specialisti nello “skimming”, ciascuno con competenze specifiche e con ruolo definito, ergo partenza dalla Bulgaria, prima tappa in Italia come campo-base, sganciamento a coppie verso il Ticino con tanto di auto-staffetta e di veicolo per il trasporto delle tecnologie necessarie, raduno e riallineamento, indi inizio delle operazioni su bersagli specifici. Un metodo applicato con solerzia, ma che qualche traccia lascia. E le tracce portano alle persone, e le persone portano ad altre persone, sicché al tintinnio del registratore di cassa imbottito di denaro prelevato indebitamente si sostituisce il tintinnio delle manette. That’s life.

Anche dalle parti di Willemstad e di Curaçao e di Aruba, in verità, il 43enne si dava assai d’attorno; e tac, una volta o l’altra può anche accadere di non salire sull’aereo giusto, e di essere intercettato, e di finire al gabbio; per reati analoghi l’arresto dell’uomo insieme con altri connazionali. Da là a qui, or ora, per fronteggiare un carico di addebiti piuttosto pesante, per quanto l’elenco delle contestazioni appaia arido (acquisizione illecita di dati, abuso di impianto per l’elaborazione dei dati e messa in circolazione di apparecchi di ascolto, registrazione del suono e di immagini). L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo. Ah, cosa non trascurabile: questi arresti, riferiscono dal ministero pubblico, sono da considerarsi alla stregua di un punto fermo, dal momento che in Svizzera il fenomeno dello “skimming” sugli apparecchi tipo “Bancomat” è dato per decadente o addirittura esaurito.