Home NEWS IN HOME “Schemi Ponzi” e denari (altrui) ballanti, 51enne in manette nel Luganese

“Schemi Ponzi” e denari (altrui) ballanti, 51enne in manette nel Luganese

8
0

L’unica cosa certa è che tanto denaro c’era e che tanto denaro è sparito: non tutto gassificato cioè perso, vero, ma in parte liquefatto causa investimenti zoppicanti (se gli investimenti ci sono poi stati) ed in parte reindirizzato su esigenze e voluttà proprie (e quelle ci sono state di sicuro). Per ipotesi di reato che da sé fanno testo ed immagine e volume con copertina brossurata, passandosi dall’appropriazione indebita alla truffa e dall’accettazione abusiva di depositi dal pubblico al riciclaggio di denaro e dovendosi anche considerare la contravvenzione alla Legge federale sulle fideiussioni sociali con riferimento a risorse acquisite del periodo Covid-19, è stata nelle scorse ore tratta in arresto – previo interrogatorio – una 51enne cittadina italiana con domicilio nel Luganese e che risulta essere titolare (così nella nota-stampa di fonte ministero pubblico) di “alcune società”, sempre nella regione, “attive nel campo degli investimenti, della consulenza e dell’intermediazione finanziaria”. La donna, operando “in proprio” per quel che è dato sapere ma dovendosi ricordare che gli atti istruttori sono in corso e pertanto non sono da escludersi correità o compartecipazioni inconsapevoli di terzi alle operazioni predittivamente illecite, avrebbe in sostanza proceduto su varie linee di azione e, in particolare, sviluppando un’attività di raccolta-fondi del genere “Dai retta a me, ti faccio fare l’affare”, guadagno elevato ben promesso, fascinoso il segmento dei prestiti convertibili.

Fino a qui tutto normale: la tipologia del prodotto è diffusa e gode di discreta appetibilità, scelte oculate possono portare anche a benefici superiori a quelli del mercato ordinario; e, difatti, clienti sia indigeni sia esteri (questi in prevalenza, ecco) si dichiarano interessati ed alle parole fanno seguire importanti erogazioni, fiducia dà fiducia, no? Ed infatti: come già visto in vari altri casi, per un po’ le cose sembrano andare bene e persino benissimo. Per un po’: standosi alle prime risultanze dell’inchiesta, gli “ingenti valori patrimoniali ottenuti” sarebbero stati ridestinati in parte ad alimentare una specie di “schema Ponzi” in forza del quale, per farla brevissima, il denaro fresco in arrivo da Giovanni va a tappare le falle generatesio – per imperizia o per sfortuna, ché i mercati finanziari tutto garantiscono fuorché d’essere l’albero degli zecchini d’oro del “Campo dei miracoli”, mentre il Gatto e la Volpe non mancano mai – negli investimenti di Marco e di Marianna; investimenti che magari sono anche al pari, 100 franchi messi e 100 franchi in controvalore se si va alla vendita nell’immediato, ma sussiste il problema degli interessi, dei benefici promessi, del lucrabile sicuro, insomma del guadagno messo a preventivo e che invece è scarso o nullo, sempre parlandosi di interventi eventualmente effettuati, sul che sono in corso indagini avendo avuto luogo varie perquisizioni ed essendo stata sottoposta a sequestro una corposa documentazione. Ma vi è di più: oltre al citato tamponamento di squarci nelle opere vive, ed oltre ad alcuni rimborsi avvenuti perché pare proprio che alcuni clienti siano riusciti quantomeno a tornare in possesso del capitale, una fetta (grossa) dei quattrini sarebbe andata a saldo di esigenze pertinenti alle società di cui sopra. Alle società, e non solo: anche pertinenti alla 51enne in quanto tale. Del resto, se si sta sulla piazza, chi più spende meno spende o almeno questo è stato raccontato, qualche volta.

Non è noto, per ora, se le società siano al momento attive o se i loro conti siano già stati bloccati. La restrizione della libertà individuale della donna, al momento ospite delle strutture carcerarie cantonali, è stata già convalidata dal giudice dei provvedimenti coercitivi; al procuratore pubblico Daniele Galliano il compito di coordinare un “dossier” dalle molte pagine presenti ma tutt’altro che completo. Anzi: chi si riconosca danneggiato, chi dalla lettura di questo pezzo e/o dall’impossibilità di prendere contatto con la 51enne sua referente (no, non ha cambiato numero; al momento, e per qualche tempo ancora, ella non è e non sarà in grado di rispondere) percepisca di essere nei premi, è invitato a prendere contatto con il ministero pubblico inviando comunicazioni al consueto indirizzo di via Pretorio 16, 6900 Lugano, oppure compilando un formulario già disponibile sul sito InterNet dell’Amministrazione cantonale; da fornirsi, in amendue i casi, quanto serva ad attestazione della legittimità dell’interesse alla vicenda.