C’erano due peruviane, un peruviano ed un cubano e non stavano discorrendo dei rapporti ideologici tra i “Tupac Amaru” e la dittatura dell’Avana, ma più semplicemente si stavano dedicando a ruberie in territorio comunale di Malnate (Varese), puntando singoli bersagli e contando di filarsela all’ultrarapida; modalità di azione, un pattugliamento della zona di “interesse”, stile simile a quello che ogni tanto si vede nei film con le “gang” nella periferia di qualche città degli States o del Messico e cioè quattro tizi in un’auto che procede lentamente lungo la strada principale, se avete presente sceneggiature ed inquadrature. Beh, Malnate in provincia di Varese ha i suoi problemi ma non è ancora Detroit o Tijuana, e soprattutto gente così dà nell’occhio senza che sussista il bisogno di una profilazione: morale, beccati tutti e quattro per furto sotto varia formulazione del reato, 40 secondi al netto dopo il colpo che due di loro avevano messo a segno prelevando indebitamente la borsa della cliente di un bar. La corresponsabilità dell’intero gruppo è data dall’essere rimasto un soggetto alla guida del mezzo, dopo posteggio improvviso con il muso della vettura, mentre un uomo e una donna erano entrati nel citato esercizio pubblico per il colpo ed il complice faceva da palo nella tabaccheria antistante il bar, salvo risalire tutti nella vettura dove sono stati bloccati dagli agenti della Polizia di Stato che non casualmente li avevano messi nel mirino, come dire meglio che li stavano aspettando. Anche qui, non ci fosse di mezzo qualcosa che va in urto al Codice penale, tutto molto molto filmico.
Evidenza numero uno: nella borsa rubata c’erano carte di credito, documenti personali e denaro. Evidenza numero due: ogni elemento della banda è stato trovato in possesso di auricolari e di strumenti informatici grazie ai quali tenersi in contatto con gli altri soggetti. Evidenza numero tre: ad aggravio, tre dei quattro tizi sono stati riconosciuti come clandestini (di fissa dimora manco a parlarsi) e dunque fatti destinatari di adeguati provvedimenti; le due donne alla sezione femminile della casa circondariale di Como, i due uomini ai “Miogni” di Varese; contestuale il decreto di espulsione a carico di questi ultimi, di cui è stato disposto l’accompagnamento ai “Centri permanenza per il rimpatrio” di Milano in un caso e di Palazzo San Gervasio (Potenza) nell’altro.

















































































