Circolano musi lunghi in atmosfera condizionata da rassegnazione e pessimismo e fastidio, fra i tifosi dell’Hockey club Lugano: stasera, al quarto venerdì del mese, il quarto impegno dei quarti di finale ed in situazione di 0-3 contro gli Zsc Lions Zurigo cui dunque manca un solo successo – tre i “match-point” consecutivi – per chiudere la serie. Di rassegnazione e di scontentezza, rilevandosi da un lato la differenza di qualità tra i due gruppi a confronto e dall’altro il fatto che una squadra è entrata sin da sùbito nella modalità propria del “play-off” mentre l’altra non è ancora riuscita ad accendere la luce, a nulla essendo bastato il succedaneo del fiammifero ad illuminare un frammento della seconda partita, cioè quando i bianconeri sono persino riusciti a segnare (nelle due trasferte a Zurigo, invece, asciutto e doppio asciutto): come se per oggi il verdetto sia già stato scritto, come se alla “Resega” di Porza stia per andare in scena non una partita, ma un funerale di terza classe con il commiato dal caro estinto, Il che può essere, per carità: sussiste anche una differenza di qualità intrinseca – si pensi, per dire, al pacchetto degli stranieri – e non manca la perplessità sull’apporto di alcuni indigeni che sembrano aver finito la benzina.
Realtà vuole che il Lugano è forse un po’ più debole di come hanno provato a raccontarci Tomas Mitell allenatore e quelli del suo cerchio magico; realtà vuole che, nel periodo a risalirsi dall’altr’ieri alla ripresa dopo la pausa per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina d’Ampezzo (ma l’interludio c’è stato per tutti e non è pertanto da addursi a scusante per il calo di tensione), Luca Fazzini e compagni sono scesi in pista per nove volte rimediando sette sconfitte e dovendo annoverare a proprio computo positivo soltanto i successi a Porrentruy sull’Ajoie (striminzito 1-0 contro compagine già a quel punto in direzione “play-out”) ed un 4-1 sullo Zugo all’ultima della stagione regolare, cioè lunedì 9 marzo; sempre sulla stessa falsariga i confronti con gli Zsc Lions Zurigo, ché ai noti 0-3 4-5 0-4 nel “play-off” è da aggregarsi anche l’1-4 interno di giovedì 5 marzo, non un episodio, dunque. Lo scarto sta sempre lì: almeno tre reti, sul 2-5 era del resto il punteggio all’ultima pausa di lunedì ultimo scorso, quando gli ospiti avevano iniziato a tirare un po’ i remi in barca e trovandosi infine a correre qualche (relativo) rischio. Eppure i numeri vorrebbero indicare che nelle ultime quattro sfide dirette il Lugano è stato prevalente, se non soverchiante, sugli stessi Zsc Lions Zurigo, considerandosi il numero di conclusioni generate (27 contro 25, 24 contro 21, addirittura 43 contro 23 nel confronto conclusosi sul 4-5, 24 contro 24 due giorni addietro); escludendosi il dato più “rotondo”, abbiamo dunque 75 tiri per il beneficio di… un goal (uno). Nel complesso dei confronti con gli odierni avversari, il “record” recita una vinta (in ottobre…) e sei perse. Okay, allora non è un caso.
Almeno due cosucce nell’eventualità d’una nuova ed ultima sconfitta si vorrebbero e si gradirebbero, da ticinesi e volutamente si trascura la rivalità – per taluni, e purtroppo, ancora manesca – tra Lugano ed AmbrìPiotta, ben consci come si è del dovere i leventinesi ancora navigare tra procelle da “play-out”, rotta buona ma porto lontano. La prima: se non una vittoria, oggi, almeno un congedo che sia degno di questo nome e della dignità del pubblico sempre pagante, dovendo avere tutti – giocatore, allenatore, dirigenza – l’equa contezza del non esservi un domani. La seconda: in caso di sconfitta e dunque di eliminazione precoce dal “play-off”, sia evitata alla stampa ed ai tifosi la manfrina del “Siamo migliorati, abbiamo compiuto passi in avanti, siamo tornati nell’“élite” dell’hockey svizzero, l’accesso al “play-off” corrisponde ai nostri obiettivi, et similia: non ci sarebbe davvero nulla da celebrarsi, mentre su molto – “in primis”, sugli errori di mercato e di strategia – vi sarà da interrogarsi.

















































































