Alquanto invero il dir ciò spiace: non vi era stata partita nel confronto d’esordio, poco vi fu nel secondo benché qualcosa di diversi sembri voler rappresentare il risultato, nulla vi è stato stasera. Alquanto ed assaissimo al sanguinamento di cuore e visceri il ribadir ciò porta: altri vi racconteranno che la squadra è spalle al muro, che serve un cambio di marcia, che da ora in poi non c’è più spazio per gli errori; non che stiano sbagliando, codesti amabili ed illustri colleghi, ma la realtà è ben più cruda ed a questa bottega non smazziamo illusioni un tanto il chilo così come non ne dispensammo, già a partire da settimane e mesi addietro, per descrivere l’incombente sorte dell’altra ticinese in lizza. Ergo e cioè, standosi sul pezzo fresco: magari non già venerdì alla “Resega” di Porza, ma per il Lugano l’avventura nella stagione 2025-2026 dell’hockey di National league è al capolinea. Un po’ come in certi divorzi: la tiri un po’ in lungo, ma poi si arriva a firmare le carte e peccato, vediamo di mantenere rapporti civili, un giorno ci ricorderemo soprattutto dei momenti belli insieme e non dei disastri che ci condussero a questo passo, et cetera come s’usa con le espressioni di convenienza; ci si aspetta anzi che, a bocce ferme, qualcuno salti fuori con il sorriso stampato e stereotipato e snoccioli arrocchi sui progressi compiuti rispetto all’anno passato (“Avòja”, si lascerebbe sfuggire un romano: dopo una salvezza rimediata al “play-out”, tutto fa brodo; ma si tratterà della quinta eliminazione ai quarti di finale del “play-off” nell’arco degli ultimi sei anni, oltre al menzionato “play-out”), sulla nuova filosofia generatasi dopo l’arrivo dell’allenatore Tomas Mitell, sull’importanza di puntare ad obiettivi più alti perché “capirete, non si arriva in un colpo ai grandi traguardi”, ed in effetti l’ultimo titolo dei bianconeri risale a 20 campionati addietro ed in pista andava sì un Peltonen, ma era Ville padre dello Jesper e dell’Aleksi che erano sul ghiaccio stasera, a Zurigo, contro gli Zsc Lions Zurigo, 0-4 il risultato, 0-3 nella serie al meglio delle sette partite come dire che servirebbero ora quattro vittorie di fila, e per due volte fuori casa. Dai, le lenti colorate di rosa vanno bene sì e no per il giorno di san Valentino, e non è il caso di tirarle fuori.
Persa a zero la prima partita, persa a zero la terza: Simon Hrubec, portiere degli Zsc Lions Zurigo, sarà contento di aver aggiunto un altro “bonus” al suo cospicuo salario. 12 goal subiti in 180 minuti, quattro le reti al passivo questa volta e si dovrebbe anche aggiungere che i ragionamenti velleitari sono durati in effetti un quarto d’ora, difeso lo 0-0 sino a quel punto, poi Sven Andrighetto (15.07), Dario Trutmann (17.29) e Juho Lammikko (20.52) hanno scavato una fossa e si sono presi il lusso di riempirla di coccodrilli. Margine arrotondato a metà dell’ultima frazione, in goal Justin Sigrist (50.06), quando Connor Carrick per il Lugano e Vinzenz Rohrer per i padroni di casa si erano già accomodati negli spogliatoi causa penalità di partita, e legittimo è il domandarsi come sia possibile che un elemento di esperienza (parliamo dello statunitense in quota bianconera, un oro e un argento mondiali quand’era giovanotto, quasi 250 partite in Nhl ed oltre 460 in Ahl; l’avversario da litigio occasionale ha 10 anni in meno di lui…) si faccia buttar fuori in tal modo, cioè a secondo periodo concluso, privando i compagni di un apporto essenziale in funzione di un’ipotetica ma non ancora escludibile rimonta; come predicava Brian Lefley buonanima che fu anche alla transenna dell’Ambrì sull’inizio degli Anni ’90, vi è modo e modo di perdere, ma a farsi male da sé non si dà prova di particolare acume, e questa è la versione edulcorata del concetto.
A proposito di farsi male: in infermeria, sul finire del periodo di mezzo, è finito Sven Andrighetto, punta di diamante degli Zsc Lions Zurigo, 19 goal e 28 assist in 44 incontri alle evidenze del breve periodo, causa impatto duro con Rudolfs Balcers suo compagno di linea; improbabile che un’eventuale defezione dell’attaccante possa costituire problema soverchio per le esigenze tattiche di Marco Bayer dirimpettaio di Tomas Mitell. In uno 0-4 come questo, pur ad evidenza di 24 tiri per parte, da salvarsi resta poco; rilevasi invero che David Aebischer, ruolo difensore, ha chiuso con un drammatico “meno quattro” in statistica personale, essendo effettivamente egli sul ghiaccio in occasione di tutte e quattro le marcature di Patrick Geering capitano e compagni. Vogliamo dirlo, senza infingimenti? Gli Zsc Lions Zurigo sono in modalità “play-off” dal primo minuto della serie; il Lugano a questo stadio non è ancora arrivato, almeno come collettivo, e varie individualità sembrano sparite dai “radar”. Mah.
Nell’altro confronto in programma, equilibrio rotto dal Losanna che è passato d’autorità (5-2) a Ginevra sul ServetteGinevra, 2-1 pertanto e con il prossimo appuntamento a favore di pista; avete ragione, per i Peltonen (babbo Ville siede sulla panchina delle “Aquile”) è stata una serata infame. Sull’1-2 la serie FriborgoGottéron-RapperswilJona Lakers, sul 3-0 quella tra Davos e Zugo,
















































































