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Hockey Nl / “Play-off”, due svarioncini e il Lugano è fuori dai giochi

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Finita, circolare; ragazzo, non starmi tra i piedi, non vedi che stai intralciando il passo; signora, non c’è più nulla da vedersi, da qui per l’uscita, prego. Prego, e amen: perché non basta uno sforzino nell’ultimo periodo, diciamo per quegli otto o nove minuti in cui costringi l’avversario a zero tiri e ne piazzi sei almeno riuscendo a mettere pressione su un portiere califfo (e, difatti, non pianti disco in gabbia manco se vien giù la tribuna), per gettar sabbia negli ingranaggi del destino; e non basta una partita dignitosamente attenta, fatti salvi due svarioncini che ti costano due goal al passivo, per rimettere in linea di galleggiamento il naviglio ormai lardellato a tal punto che le pompe di sentina si mettono ad urlare chiedendo di essere fatte a pezzi, piuttosto che essere sottoposte ad un altro strazio come questo. Via il dente, non via il dolore ma almeno il tifoso non dovrà più andare avanti a colpetti di illusioni: il Lugano dell’hockey di National league è fuori da un “play-off” in cui non è in realtà mai entrato, due perse a Zurigo e due perse – con quella di stasera – anche alla “Resega” di Porza, quattro almeno erano state le reti nella precedente sconfitta interna ed invece il prodotto interno lordo si è fermato questa volta ad un goal bellino forte, che diamine, sabongia di Rasmus Kupari per il provvisorio 1-1 al 30.11, miracolo miracolo un “power-play” riuscito, ed il resto è noia o disperazione o noia disperante, figurarsi se gli Zsc Lions non sanno prendere le misure, attrezzati come sono davanti e dietro. E difatti: già gli ospiti avevano trovato un comodo vantaggio – comodo, si dice, in quanto frutto di un regalo da altrui malagestione del disco – al 13.31, Rudolfs Balcers il marcatore ma solito merito del solito Denis Malgin; subito il pareggio, due cambi e lo stesso Denis Malgin a timbrare l’1-2 su cui si cristallizzerà il resto del confronto, minuto 33.49. Nel finale un ordinario tentativo di spendere il “rover” al posto di Joren van Pottelberghe schierato portiere titolare dopo tre esperimenti infelici con Niklas Schlegel, fuori al 58.20 e dentro al 58.34 e di nuovo fuori al 58.41, meno di che, nulla di che.

Meritocrazia al potere – Numeri, signori, numeri: quarti di finale persi con una serie da 0-4, “sweep” completa come non è capitato a nessuno quest’anno, attaccanti persi nella nebbia, i 26 tiri da statistica finale sarebbero da raddoppiarsi solo considerandosi le conclusioni sparate sui gambali degli avversari, e questo è stato un limite del Lugano. Poi i meriti degli Zsc Lions: i quali vanno a sacrificarsi – tutti, santa pace: tutti – con i “block-shot”; i quali sopperiscono senza pena all’assenza di Sven Andrighetto per infortunio (partita precedente, collisione fortuita ma dolorosa con il compagno Rudolfs Balcers); i quali si avventano su ogni disco che sia privo di pieno controllo da parte di un “playmaker”; i quali fanno anche titic-e-titoc macinando tempo sul tabellone e, nel frattempo, isolando le fonti del gioco o sporcando un passaggio di quel tanto che rende inefficace la costruzione. I quali, i quali, i quali: questi scrivono enciclopedie di logica, e da questa parte – ah, gente: alla partita numero 56 sono state di nuovo mescolate le linee, vero è che qualcosa bisognava pur fare per dare una scossa, ma il Tomas Mitell nelle vesti del Mickey Mouse apprendista stregone di Yen Sid è un po’ meno bravo, per dire, del Tomas Mitell che da difensore arrivò sino al livello della Allsvenskan ma nel frattempo aveva fatto la grana con il “poker” come un tizio di cui cantavano gli ormai non più ragazzi dello “Stato sociale”. Il “bluff” da sparigliamento dei blocchi, nella circostanza, avrebbe avuto un senso contro un Ambrì, contro un Kloten, contro un Berna, magari contro una delle romande ancora in lizza per il titolo; se hai davanti questa gente, al netto del potersi provare brividi e del non provarsi emozione alcuna in presenza di nomi come Jesper Frödén e Dean Kukan, corri il rischio di sentirti rispondere “Vedo”, e le tue carte non ti aiutano, per quanto tu possa spostarle dalla mano destra alla mano sinistra.

Il futuro è un “repulisti” – Nudi e crudi quivi parlandosi spartano, in semifinale arriva chi doveva e il Lugano resta invece appiedato, con la pattuglia degli stranieri da ricostruirsi (arriva Jere Innala, sotto contratto ci sono Rasmus Kupari – investimento forse per il futuro, ma rimasto convalescente per quattro quinti dell’annata – e Zach Sanford; agli altri, o un “Grazie, è stato mediamente bello” o un “Le sapremo dire” da prendersi alla lettera, ed infatti le sapremo dire quando può passare a ritirare l’ultimo salario ed il biglietto di ritorno a casina sua). Espresso in termini spassionati: basta con gli esperimenti, basta con i Brendan Perlini e basta con i Mike Sgarbossa e basta con le rivalutazioni dei soliti Jiri Sekac e compagnia cantante, tutte bravissime persone ma quello e non di più. Se la dirigenza bianconera troverà modo di chiudere con Lassi Thomson difensore finlandese che in Nhl non sfonda ed in Ahl (adesso è in quota ai Belleville Senators) fa il suo a mezzo punto per partita come contributo personale, méj amò, non è un “crack” ma peggio di Carl Dahlström – dai, non raccontateci che volete sul serio confermarlo… – non potrà mai essere, nemmeno con un braccio legato dietro alla schiena.

Per le semifinali, aspettare… – Doveroso complemento: oltre a Davos-Zugo sul 3-1 ed a FriborgoGottéron-RapperswilJona Lakers sul 2-2, rimane apertissima anche la serie tra ServetteGinevra e Losanna, avendo i primi fatto bottino oggi (4-2) e dunque azzerandosi il vantaggio che il Losanna si era costruito 48 ore prima con un chiaro 5-2 a Ginevra.