Senza necessità di un’adesione ideologica o di una condivisione dei contenuti è il rispetto che, tanto di più in tempi di crisi dell’editoria (non solo cartacea: fate caso a quante esperienze sono già defunte anche nell’“online”, anche restandosi al solo Ticino…), si deve alla storia del “Manifesto”, quotidiano italiano concepito a Sinistra, con il cuore sempre a Sinistra e per l’espressione si va a prestito dall’ineffabile Laura Campiglio, tra i fondatori qualche nome grosso della Sinistra che sapeva fare la Sinistra; interessante sarà allora, fra un paio di settimane, la lettura del fascicolo di retrospettiva annunciato stamane come supplemento nella ricorrenza dei 55 anni di pubblicazione del giornale. Meglio sarebbe tuttavia se, nell’odierna redazione del “Manifesto”, avessero contezza e coscienza delle firme da cui il giornale fu onorato: nel lancio è stata difatti infilata – e stampata – una collezione mostruosa di nomi sotto storpiatura, Manuel Vázquez Montalbán riprodotto come “Vasquez” (morto anche l’accento), Jorge Luis Borges che d’improvviso diventa “Jose” (scritto così), Nadine Gordimer curiosamente riportata come “Nadime”, Luce d’Eramo trasformata in un incredibile Luce d’Ermano (Ermano? Se devi fare danni, almeno metti una “acca” davanti). Quattro sbagliati sui 10 citati: un cimitero…
















































































