I contanti erano a posto, cioè nella norma: circa 3’000 euro quelli dichiarati, circa 3’000 euro quelli riscontrati da effettivi della Guardia di finanza che all’uomo si erano rivolti durante l’ordinario controllo in frontiera alla stazione ferroviaria di Chiasso, sul transito di un treno dal Ticino all’Italia. Un po’ meno digeribile, ai sensi delle norme valutarie peninsulari, l’evidenza di 100’000 franchi – a valore nominale, ossia dichiarato in forma cartacea – rispondenti ad un certificato azionario e che si trovava in un bagaglio del viaggiatore: per via del calcolo delle eccedenze e delle sanzioni collegate, si profila una multa fra il 70 ed il 100 per cento di 97’146.68 euro, secondo il cambio ufficiale acquisito come riferimento, stante la mancata dichiarazione sui trasferimenti transfrontalieri di valori. Il certificato in possesso dell’uomo, cittadino italiano con domicilio in Svizzera, risulta essere stato in carico ad una società con sede in Lugano e rilasciato nel dicembre di qualche anno fa; impossibili, a rigore delle notizie disponibili, l’identificazione della realtà emittente, ergo sulla sua esistenza, ed il riscontro sull’autenticità e sulla reale commerciabilità del titolo medesimo, che è indicato come certificato azionario al portatore (il che suona quantomeno strano, stanti i noti vincoli normativi elvetici). Per ora, sequestro amministrativo ed un bel punto interrogativo…


