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“Expat” ticinese sventa truffa: «Hackerato. Ma avevo l’arma segreta…»

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Con lui, ticinese che vive da anni all’estero, hanno provato il colpo: sottrazione delle credenziali su “Whatsapp” e via “Whatsapp”, sostituzione, prelievo dell’elenco dei numeri di telefono, lancio di uno o più appelli per sfilare denaro dalle tasche dei contatti. E, ad un certo punto, hanno fors’anche creduto di essere giunti sotto lo striscione di arrivo; non sapevano però che, in ultimo, sarebbe scattato il vero e proprio… antivirus in forma di trappola prediposta, e che pertanto il loro sforzo truffaldino sarebbe stato vanificato. A capo per la storia, fresca di giornata, come la racconta al “Giornale del Ticino” l’interlocutore dalla provincia di San Paolo in Brasile, valendo la vicenda quale monito per gli infonauti “expat” partiti dal Sottoceneri o dal Sopraceneri e che da viaggiatori si sono trasformati in stanziali da qualche parte del mondo (alle brevi: occhio, nel mirino dei truffatori siete entrati anche voi, anzi, soprattutto voi, in quanto bersagli particolarmente appetibili e “credibili”); sin da ora sappiate che il caso ha avuto un lieto fine o, perlomeno, che i danni sono stati contenuti alla perdita di tempo (in più… rate) e ad un congruo rosario di contumelie ben dirette sui delinquenti.

Ordinario, ordinarissimo il pregresso: al nostro “Mister X” giunge via “Whatsapp” una comunicazione da parte di persona – indichiamola come “Miss Y” – ben a lui nota e con la quale frequenti sono le interlocuzioni, “Miss Y” scrive di essere in procinto di comperare un bene di qualche valore, facciamo che si tratti di un terreno o di un immobile, e che con il notaio sarebbe già tutto a posto e che con la banca sarebbe già tutto a posto e che con il venditore sarebbe già tutto a posto. Bene, risponde “Mister X”, complimenti e congratulazioni e grazie per l’avermi informato; ma perché dici che questa e quella e quell’altra situazione “sarebbero” sistemate, invece di esserlo “tout court”? Eh, replica “Miss Y”, perché il luogo in cui sto per effettuare l’acquisto non mi conosce nessuno ed invece so che tu vieni da lì, magari puoi parlare tu con il tipo dell’agenzia e semplicemente riferire che sono affidabile e che tengo proprio a chiudere l’affare… Strano, gatta ci cova e la covata è spuria, si dice “Mister X”; ma se tutto si riduce ad un favore come questo, figurarsi, agisci come meglio credi. E la chiamata arriva, di lì a qualche ora: “Guardi, è solo per un controllo, davvero Lei è “Mister X”, davvero Lei conosce “Miss Y”, e come la conosce, e da quando, e come faccio a sapere che Lei è chi dice di essere, capirà, qui è una questione di aver fiducia e di dare fiducia”; insomma, l’olezzo di supercazzola circola ma su uno scambio di dati (“Le mando un codice, l’ha ricevuto? Oh, Le ho mandato quello sbagliato, adesso rispedisco, arrivato? Ecco, me lo rispedisca a Sua volta”) il criminale spacciatosi per venditore o mediatore riesce ad intrufolarsi nella memoria del cellulare di “Mister X”. Alle brevi la testimonianza: “Tempo due minuti e l’intera memoria era stata clonata, mi è parso di capire. Dico “due minuti” perché tra i contatti c’era anche una mia seconda utenza legata ad un secondo “Smartphone”, e su quello è arrivato sùbito il messaggino con una richiesta di quattrini, come se io “Mister X” mi stessi rivolgendo al prossimo per farmi prestare denaro, nell’immediato, e per un’esigenza impellente e non differibile”. Quanti i numeri in agenda? “Almeno 300”. Quanti i soggetti cui è giunto l’appello, per sua natura accorato nei toni e pressante in termini di urgenza? “Tutti, immagino”. E quanti hanno abboccato? “Per quel che mi risulta w si nessuno. Sì, chiaro, non ho potuto avere riscontro da ciascuno dei miei contatti; ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone con cui ho rapporti al più occasionali, toh, l’elettricista, il carpentiere, il giardiniere, e poi tanti riferimenti di servizio, enti e centralini di aziende private, soprattutto; gli altri in elenco, invece, sono amici effettivi, quasi tutti di lungo periodo e connessi ad uno o più periodi della mia vita professionale e pubblica, E da ciascuno di loro ho avuto almeno un riscontro, un riscontro positivo”.

“Positivo”, e qui spieghiamo, o meglio prendiamo nota della spiegazione. Per quanto si possa essere prudenti sin dal primo contatto, la prevenzione totale è infatti impossibile; può infatti accadere, se vivi all’estero, che ti chiami qualcuno che hai ben presente ma del quale ti è ignoto il numero di telefono; ma nel tentativo di truffa nessuno è cascato; e come mai? In fondo, se si vive all’estero, un’emergenza può anche manifestarsi ed un’esigenza può anche spuntare… “Direi che è scattata la… conoscenza di un trucco “a monte”. Proprio per evitare rischi, e ciò aveva un senso già dai tempi delle sole telefonate con apparecchio fisso, ho sempre chiesto a chi mi conosca di essere prudente e, in presenza di qualche strana mia istanza o richiesta o pretesa, di porre una domanda-chiave che abbia a che vedere con i miei trascorsi “diretti” con l’interpellato; per dire, lo scalo aeroportuale utilizzato per un certo viaggio, o il modello della mia auto al tempo della frequentazione, o il nome di un personaggio storico cui sono legato. Se dall’altra parte del filo o all’altro cellulare sono io, la risposta sarà ovviamente giusta; se invece è un truffatore, campa cavallo”. D’accordo; ma… e se l’altra persona non si ricorda? “Soluzione pratica, praticissima: pretendere che io scatti una foto al mio passaporto, e tenendolo in mano, e con la mia faccia “vera” in piena vista”. E funziona? “In modalità empirica, ma c’è la prova provata. Un ottimo conoscente in Bulgaria, tra l’altro non proprio l’ultimo della pista, ha per esempio risposto: “Ma certo, nessun problema, che vuoi che siano 1’000 euro… Fammi vedere il tuo muso, e con il passaporto aperto tra le mani. Beh, i truffatori hanno chiuso in un “amen” e sono spariti”.

Morale: fregatura sventata, malandrini cornati, danno contenuto alla non immediata accessibilità a “Whatsapp” su quella specifica utenza, nessun danno ai conti correnti essendo i dati sensibili allocati su altro dispositivo e sotto criteri da alta crittografia; e dal caso in sé anche la piccola soddisfazione della ripresa dei contatti con un paio di amici (“Toh, sei ancora vivo…”) di quelli con cui si percorre un pezzo di strada salvo perdersi per differente destino. A “Mister X” restano due soli motivi di rammarico: “Non sono ancora riuscito a tornare in possesso dell’archivio fotografico, ma confido nel “cloud”, e questo è un problema temporaneo. Piuttosto: ora che ne ho parlato, dovrò inventarmi un altro sistema di sicurezza. Sempre cose semplici e di buonsenso, sia chiaro…”.