Sensazione e pensiero: e mo’ chi li sente, e mo’ chi li cheta, in casa, i pargoli azzittiti. Con effetto da lunedì 30 marzo, niente più Natel attivi – diciamo “Natel”, alla vecchia, per intendere qualsiasi dispositivo personale di comunicazione mobile – nelle scuole dell’obbligo, dal ciclo dell’infanzia alle elementari alle medie, limitatamente agli iscritti cioè agli allievi: a stabilirlo ed a decretarlo e ad imporlo, confortandoci con un papello da 1’023 parole ovvero 7’242 caratteri più il rinvio ad allegati contestualmente oggetto di pubblicazione e troverete il tutto sul sito dell’Amministrazione cantonale, chi trovasi “pro tempore” alla conduzione del lardellatissimo Dipartimento cantonale educazione-cultura-sport, dovendo preoccupare – ad esempio – una notizia latente. Ma stiamo al tema: il divieto, che giunge “dopo un percorso di ascolto e di coinvolgimento di vari portatori di interesse in àmbito scolastico” e di cui è rivendicato il valore come elemento di “promozione del benessere digitale” (ouch), è applicato in aula, nei corridoi, nei bagni, negli spogliatori e nelle palestre, in pratica laddove per uscire e per entrare ci sia una porta e sopra la testa stia un tetto; giusto e sacrosanto, esiste un valore della didattica e dell’insegnamento “oltre” la lezione, vi è semmai da domandarsi come mai negli anni scorsi sia stata consentita l’invasione degli ultracorpi con tastiera e schermino. Ma va oltre, il testo con le “nuove direttive”: cellulari al bando anche “sul sedime esterno”, specificamente riprodotto come “giardini, corti, porticati, posteggi delle biciclette”, in elenco particolareggiato ancorché non esauriente. E che siano spenti, disattivati, nemmeno una lucina: non basterà la modalità “Aereo”. Di più: dei cellulari è imposto anche il divieto di… ostensione, nel senso che i proprietari saranno tenuti a far sì che gli strumenti siano “non visibili”. Quando? Sempre, ossia “dall’inizio (e) fino al termine delle attività scolastiche”.
Nella “No Natel zone”, insomma, si torna all’antico. Che suona come “antico” davvero davvero: si apprende che la materia era stata già presa in esame, nientemeno che con la costituzione e con l’attivazione (scrivono proprio così: “attivazione”) di un “gruppo di lavoro interno” funzionale al “riflettere” ed al “regolamentare” l’utilizzo dei Natel in contesto di scuole medie; tralasciandosi i passaggi intermedi, tra atti parlamentari e riscontri in seno al Gran Consiglio et similia sono trascorsi due lustri, risalendo la prima analisi all’anno scolastico 2015-2016, in pratica quando era appena venuta a cadere la soglia minima di cambio tra franco ed euro ed il Covid-19 era magari preconizzato in una pellicola di Steven Soderbergh ma rientrava tra le questione nemmeno contemplabili in quel di Wuhan. Preistoria, eppure pare che questi siano i tempi delle decisioni che non maturano mai. Nel frattempo, i tanto coccolati “nativi digitali” sono diventati così digitali da esserlo nella culla, in reinterpretazione del concetto di “nativo”; e ci si trova dunque ad imporre il divieto in ogni fascia di età e di scolarizzazione dagli zero ai 10-11 anni, in rafforzamento di quello in essere sino ai 14-15 anni o più nel caso delle testedure, con un evidente risvolto da paradosso parossistico (ma già l’idea di un Natel nelle mani del bimbo da scuola dell’infanzia, via…).
Amen. Per quanto concerne il senso di responsabilità, la consapevolezza, la prevenzione e la dipendenza si rinvia ai ragionamenti pubblicati appunto laddove sopra si scrisse essere tali analisi ponderosamente rappresentate. Postilla: non è detto che le cose restino così a lungo, essendo ipotizzata a fine anno scolastico corrente (cioè fra tre mesi, giorno più giorno meno) “una prima valutazione su eventuali adeguamenti da apportarsi alle direttive”, adeguamenti che entrerebbero in vigore con l’anno scolastico 2026-2027. Di mezzo anche il parere – in forma di preavviso – che giungerà dal contesto del “Consiglio cantonale dei giovani”, cui il testo sarà stato nel frattempo sottoposto. Detto in altre parole: cosa fatta, capo (ancora) non ha. E, per inciso: in caso di mancato rispetto delle nuove norme da parte di qualcuno, la mattina di lunedì 30 marzo, chi sorveglia sino al perimetro, chi interviene, chi sanziona, chi decide?
















































































