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Lacrime e sorrisi per la “Rose”. E salutaci il “tuo” Jack, che ti ha aspettato

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Così capisci che ad andarsene è stata non solo un’identità fisica, ma un monumento; così, quando attorno a quel feretro, nel momento del congedo ultimo, si raccoglie almeno un pezzo di ciascuno dei luoghi e dei tempi che a quella persona furono ed erano e resteranno legati. Dalla scuola, dalla tv, dal teatro, dalla radio, dalle autorità pubbliche (e qui ci si sarebbe aspettati qualcosa in più) oltre che dalla stampa quotidiana (singola presenza) i volti – tanti, e carichi di commozione – comparsi stamane al “Centro funerario” di Locarno-Riazzino per testimoniare omaggio e tributo a Franca Canevascini, per alcuni la pluridecennale insegnante di lavori femminili alle elementari di Tenero-Contra frazione Tenero, per altri l’autrice di libri di cucina, per altri ancora una voce ed un viso strafamiliari sin dai tempi in cui l’ascolto era in onde medie ed il video virava di preferenza (se non esclusivamente) sul bianco e nero. Sentito ma breve l’atto di commiato, ché per una cerimonia complessa Franca Canevascini – venuta a mancare tre giorni addietro, a 90 anni compiuti – si sarebbe irritata, “e poi quel che c’era da dirsi è già stato detto, fine”, avrebbe tagliato corto; in prolungato indugiare, sin oltre il mezzodì, i convenuti ben presto passati agli abbracci, a qualche sorriso, ai “Te se regórdet”. Il tempo di un aneddoto, di uno scambio di battute, di un “Ah, sì, a ga sévi ànca mì, te gje sévet ànca ti”. Al centro, “La Rose”, quel personaggio istrionico che con la sua parlata “verzascamerican” interloquiva per lettera – e al microfono – con l’amato Jack rimasto somewhere in the middle downthere e che sarebbe stato un caso di studio, se non per i linguisti puri, almeno per gli amici dell’“Inglese imbruttito” (certo, era tutto colore, era tutta forzatura, era tutt’un riecheggiare quel che rimaneva dalle radici trapiantate a distanza di migliaia di chilometri. Ma già ci manca).

Insomma, un saluto “comme il faut”, per la Franca. A proposito: salutaci il tuo amato Jack, adesso che potrai riparlargli “de visu” e non più per lettera. Nella foto GdT, un gruppo tra i partecipanti alla cerimonia di commiato.