A “Charlie hebdo”, dove credono di saper fare satira ed invece rimestano soltanto nella miseria della loro inconsistenza mentale, si sono guardati bene dallo scusarsi dopo le legittime reazioni all’ormai nota vignetta sulle vittime della tragedia di Crans-Montana; anzi, in nome della libertà di espressione – secondo canoni autoreferenziali, ed è il meno di quanto si possa dire – essi hanno replicato, e di nuovo per la firma di Éric Salch autore già del primo disegno, raffigurando sé stessi all’interno della redazione e trafitti dalle frecce di balestrieri svizzeri. Rappresentazione ed evocazione: noi fummo presi di mira dai terroristi islamici nel gennaio di 11 anni or sono, noi pagammo con il sangue, noi siamo le vittime e noi siamo ora di nuovo nel centro del mirino, non più degli alqaedisti ma degli svizzeri. Simbolico anche il numero scelto: due i balestrieri rossocrociati, due erano stati gli attentatori nell’assalto alla sede del periodico: eguale l’entità, eguale la caratterizzazione, assassini gli uni e conseguentemente assassini gli altri. Al tempo, gran parte del mondo libero scelse di riconoscersi nell’espressione “Je suis Charlie”, il che era giusto in nome delle vittime; constatate l’imbecillità e la vergognosa assenza di rispetto e di sensibilità da parte di costoro, chi dirà “Je suis Charlie” ora che i morti ed i feriti e gli ustionati altrui sono irrisi, derisi, trattati come merce per il piacere onanistico di un consumatore di ossigeno a danno del resto dell’umanità e degli altri esseri viventi? In immagine, le due vignette di “Charlie hebdo”.






















































































