(prima parte)
Dove oggi trovate il “Camping Tamaro resort” ed il “Camping Lido Mappo”, in territorio comunale di Tenero-Contra frazione Tenero, ad un tempo c’era un solo campeggio. E, prima di quel campeggio, c’era il… nulla, cioè non esisteva un complesso ricettivo di alcun genere. Per essere precisi: come oggi, tre quarti di secolo addietro ed era dunque domenica 25 marzo 1951, domenica di Pasqua, lì nacque la prima realtà strutturata – ingresso sorvegliato, perimetro definito e recintato, piazzuole per tende, piazzuole per i veicoli, servizi collettivi, allacciamenti individuali, assistenza dall’arrivo alla partenza – per l’accoglienza “mobile” in Ticino. In Ticino, e meglio: nella Svizzera di lingua italiana. Nella Svizzera di lingua italiana, e di più: a sud delle Alpi, da Airolo a Pantelleria compresa per quanto riguarda la Penisola. Nessuno aveva mai realizzato un simile progetto, ecco: in quel lembo di terra a Tenero fu inventato il “camping” come attività organizzata. In tal senso, il Ticino e l’Italia sono culturalmente tributari ad Alois Bussmann, elveticissimo soggetto che, reduce da esperienze professionali da un emisfero all’altro dell’orbe terracqueo, aveva specificamente scelto il Sopraceneri centrooccidentale come fulcro per un progetto avveniristico e ben presto oggetto di imitazione e di replica. Il “campeggio” come forma ed espressione del turismo senza vincoli ma con qualche comodità. E il progetto divenne realtà, come storia d’impresa capace di fare scuola, solo che si riconosca l’offerta maturata e consolidatasi nel corso dei decenni. Nella ricorrenza, qui, qualche squarcio di racconto e di testimonianza.
L’uomo e… un mondo a sé – Un aneddoto, per iniziare. Il capo, se è un vero capo, non si scompone davanti ai fatti, nemmeno se clamorosi; men che meno quando la cosa, a parer suo, si può risolvere con strumenti ordinari o straordinari, purché a portata di mano. Fu così che il capo, una volta rilevata la presenza dell’oggetto, provvide a recuperarlo, lo piazzò nel mezzo di un’area recintata ed a distanza dal consorzio degli uomini e delle bestie e solo ad operazioni ultimate fece uso del suo solido italiano ad alto coefficiente germanofono per contattare chi di dovere. Dita sul disco del telefono, numero conosciuto: “Polizia? Puonciorno, puonciorno, kwi Bussmann Alois. Appiamo appena trofato in laco uno bomba krante kome thermos. Kome tire, lui? Bomba, sì, ciusto. Ke fare, porto io lì o fenite foi da me?”. Dall’altra parte della cornetta (quello c’era, stiamo parlando d’or è un buon mezzo secolo, altro che Natel e compagnia cantante) qualcuno sussultò, tant’è che in zona accorsero a frotte e mancarono solo la Sesta flotta americana nel Pacifico ed il Settimo cavalleggeri e poc’altro. In verità, da persona che varie esperienze ai quattro angoli del mondo poteva vantare già al tempo in cui si era insediato nel Locarnese, il citato Bussmann Alois aveva già controllato e sapeva benissimo che nessun danno sarebbe giunto da quel residuato bellico riemerso dalle acque del Verbano; diciamo che, nella circostanza, non gli era dispiaciuta l’opportunità di ribadire all’autorità costituita – da lui più volte sollecitata su quello e su altri argomenti, e non sempre con risposte all’altezza – quanto fosse importante l’incolumità delle persone che frequentavano i litorali e la loro libertà di movimento e di azione, cosa che tra l’altro parte dell’“establishment” politico combatteva in modo acritico e non disinteressato. A doppia sfera l’interesse personale dell’imprenditore: l’una, per il prossimo in quanto tale; l’altra, perché chi veniva sui suoi terreni era un cliente ed al cliente bisogna sempre saper offrire almeno quel che non gli faccia rimpiangere di essere rimasto a casa (fine prima parte. In immagine – esclusiva per “Il Giornale del Ticino” -, Alois Bussmann nel 1951 davanti al terreno su cui stava sorgendo il “Camping Tcs Mappo”).
















































































