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25 marzo 1951, il primo “camping”. Lo ideò un visionario alla Ray Kinsella/2

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(seconda parte)

Non genio, ma di sicuro creativo ed innovativo, era Alois Bussmann che, forte di qualche competenza in materia di ristorazione e di albergheria, a distanza di nove anni dall’aver rilevato la gestione e la titolarità ed infine la proprietà dell’“Albergo Motta” a Tenero in Comune di Tenero-Contra pensò bene di inventare un “camping” organizzato ed in luogo nel quale suscitare o interpretare nuove forme di turismo: qualcosa che a sud delle Alpi in area italofona, e dunque vale per la Svizzera ed anche per le lande di Tricoloria, non era mai stato visto, fatta eccezione per una struttura sorta nel 1949 a Torino – residui di tende militari ricollocate in zona periferica e temporaneamente riutilizzate, così almeno risulta – ma su basi ed in condizioni affatto diverse. Aveva intuito, Alois Bussmann, che nel Secondo dopoguerra la mobilità sarebbe stata una componente essenziale in vari strati della popolazione, e non solo per chi godesse di uno “status” sociale elevato o mediamente confortevole; era da capirsi se alla mobilità nel lavoro, nelle imprese e nei commerci avrebbe fatto da “pendant” una mobilità anche nella ricerca del tempo di svago come valore integrante la propria esistenza. Alois Bussmann era un Ray Kinsella – a buona memoria: è di Kevin Costner il volto nel film – da “Uomo dei sogni”, cioè quel tipo di visionario che mette del suo sino all’ultimo centesimo, e magari si indebita anche, per arrivare ad un traguardo; così come credeva nel principio delle “Otto ore di lavoro, otto ore per lo svago, otto ore per dormire”, e sia “in proprio” sia in successiva associazione con il figlio Peter sarebbe stato sempre rigoroso nel garantire ai dipendenti ben più di quel che era definito nei contratti-“standard” di lavoro, egli si era disegnato nella mente un progetto nel cui contesto l’ospite avrebbe avuto libertà di scelta del luogo in cui piazzare la tenda (e poi, con l’evolversi del turismo non stanziale, il furgoncino a tendone estensibile o il “camper”), libertà di scelta nella gestione del tempo (camminare correre arrampicarsi nuotare pranzare cenare riposare) e libertà di scelta nei movimenti (se vuoi farti un’escursione di qualche giorno puoi lasciare tutto qui, ci occuperemo noi di aver cura delle tue cose), il tutto a fronte di un modesto corrispettivo economico per la protezione dell’area di insediamento (recinzioni, vigilanza, guardiano all’ingresso) e per un’offerta di servizi basilari (lavanderia, lavabo, docce con acqua calda e fredda, accesso all’elettricità, piazzuole ordinate, disponibilità di spazi comuni, negozietto “in loco” per beni banali e voluttuari). E di più: dal progressivo apprezzamento di tale libertà sarebbe derivato un piacere nella reiterazione, sicché il visitatore del giugno 1954 sarebbe ritornato magari nel giugno 1955 ed avrebbe ritrovato altri già venuti nel suo stesso periodo, e via via, con il trascorrere degli anni, si sarebbe formata una comunità temporanea di “habitué” ben determinati a condividere l’esperienza pur calamitandosi qui da Cantoni o da Paesi diversi. Un’utopia? Vi si risponderà in tre parole: andò proprio così.

Genesi e sviluppo – Tenero-Contra è emblema del Ticino trasformatosi a tappe forzate nel volgere di mezzo secolo, ed il cambiamento si è sommato al fluire delle generazioni, all’effettiva perdita di memoria collettiva ed al sovrapporsi di residenti in arrivo da altre realtà; un passo all’indietro dunque si impone, per esigenze di chiarezza sia nella ricostruzione storica sia nella definizione dei contesti geografici. Punto focale dell’inizio di un’epoca fu Mappo, e come “Tcs Mappo” prese forma quel prodromo di incontro tra natura, aria aperta, voglia di vivere e pieno accesso alle acque del Verbano, esistendo una sia pur minima differenza tra questo ed un accampamento degli “scout”, per dire. Dalla sigla “Tcs” si sarà capito: prima di arrivare all’accordo per l’affitto dei terreni da trasformarsi in campeggio, Alois Bussmann aveva battuto la costiera palmo a palmo, mettendo gli occhi su questa e su quella proprietà e di volta in volta usando il setaccio per scartare le opzioni meno convincenti al pari di quelle non praticabili; serviva infatti non un piazzale, ma uno scenario naturale affascinante e nel quale inserire un complesso rispettando quelle armonie che un turista si aspetta di incontrare; una volta raccolte le informazioni (e le disponibilità, perché qualcuno si chiamò fuori arricciando il naso, poveri noi, dove finiremo, se ci sono questi buzzurri non verranno più in Ticino gli ospiti dei grandi alberghi, eh), la scelta di un “partner” che fungesse anche da egida, e fu per l’appunto il “Touring club svizzero” ma… nella sola sezione di Ginevra, perché altri responsabili di omologhe sezioni o non risposero o fecero spallucce o pensarono che era meglio aspettare l’evolversi della situazione, se va male meglio per noi, se va bene ci accoderemo. D’un buon ettaro e mezzo la prima superficie utile; già nel 1953, tuttavia, sarebbero stati aggregati appezzamenti per altri 50’000 metri quadrati, e cioè parti con uno e ti ritrovi con quattro. Nel volgere di due anni, una simile esplosione, e perché? Perché il successo fu semplicemente spaventoso: tanti vollero essere tra i primi a sperimentare, al Tcs ginevrino si diedero d’attorno nella propaganda, il viaggio stesso (auto con tende stipate tra bagagliaio e sedili posteriori, furgoncini stracarichi di famigliole, singoli o coppie con il semplice sacco a pelo arrotolato ed infilato in uno zaino) divenne parte integrante dell’esperienza ovvero di ciò che si sarebbe potuto raccontare al ritorno dalla vacanza (fine seconda parte. In immagine – esclusiva per “Il Giornale del Ticino” -, il profilo del Verbano in una foto di Alois Bussmann e con le sue indicazioni scritte a macchina per il riconoscimento dei luoghi più interessanti).