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L’editoriale / Il Dunning-Kruger di chi agire doveva, e non sa perché non agì

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Non controllavano: quando si domanda loro perché non abbiano controllato, glissano e, direttamente o indirettamente, riconoscono semplicemente di non averlo fatto ma ben si guardano dall’articolare un concetto fondato sul reale (“Non sappiamo spiegare queste mancanze”), giungendo a trincerarsi dietro all’“Eh, ma i preposti a queste attività sono oberati dal lavoro”, categoria “Non si riesce ad arrivare dappertutto”. Non per un giorno: per anni, per oltre un lustro nel caso di specie, al “Constel” bruciato nel giorno di Capodanno con le conseguenze che ci furono sin dal primo istante note, ché già a mezzodì di 40 vittime si parlava e di feriti attorno al centinaio si sapeva, valendo i carichi in afflusso nelle strutture nosocomiali. Fallimentari nei termini propri della comunicazione, prima ancora fallimentari secondo i parametri ordinari di gestione dell’esistente, gli amministratori pubblici di Crans-Montana che stamane, davanti agli interrogativi – in gran parte meri quesiti a sapere, nulla di intrinsecamente polemico – giunti dalla stampa da loro stessi convocata, una sola cosa hanno dato per certa: non se ne vanno, non hanno intenzione alcuna di andarsene, l’ipotesi stessa delle loro dimissioni è fuori da ogni discussione. Correggiamo noi il tiro altrui: sarebbe fuori da ogni discussione; così montante la bufera, vedremo a giorni se tale linea sarà difesa ad oltranza.

Nicolas Féraud, sindaco della cittadina vallesana, è uscito dalla sala dell’incontro con i “media” scegliendo o accettando di farsi scortare dalle forze dell’ordine: non che sia stato minacciato fisicamente (perlomeno, ciò non risulta, mentre consta il fatto che alcuni cronisti hanno subito intimidazioni ed anche un trattamento rude da soggetti di cui sarebbe gradita l’identificazione), ma ci sono persone che riescono ad attirarsi sulla testa il discredito con un semplice atto; e qui diventano sentenza l’aporia, il conflitto verbale, la contraddizione di fondo tra l’aver detto prima (frase dell’altr’ieri) che non vi era stato lassismo nelle verifiche sul locale di rue Centrale 35 e l’aver ammesso poi (frase di oggi) che l’ultima occhiata dentro a quegli ambienti risaliva al 2019. Il nulla cosmico per sei anni e magari qualche mese: non un municipale che, nello schedario o su un foglio “Excel” comodamente accessibile dalla scrivania alla casa comunale o dal suo telefonino, abbia riscontrato l’assenza del segno di spunta sulle attività di ispezione qui, là e più in là; non un dipendente del Comune – che pure vanta un sito InterNet ben strutturato e tale da rendere l’idea di un elveticissimo rigore; valga per tutte la pagina sui servizi del controllo abitanti (già: controllo), un esempio di essenzialità e di funzionalità – che abbia creduto opportuno il sollecitare l’autorità ad una revisione circa lo stato dell’arte, comprensibile magari uno iato di tre o di sei mesi rispetto alle scadenze prescritte secondo leggi ed ordinanze mentre incomprensibile – e di quell’incomprensibilità che si sposa con l’inammissibilità – è l’assenza di qualsivoglia resoconto per il “Le Constellation”, che è il caso in essere perché esploso a cagione di un’esplosione dagli esiti letali, ed in forza di banali deduzioni si teme che da analoghe inosservanze siano viziati altri luoghi. Facile il dire che una cosa è la legge ed un’altra è la sua applicazione: ci può andare bene se si tratta di procrastinare la ritinteggiatura esterna di una casa secondo quanto prescrive un regolamento comunale, non se di mezzo c’è il rischio per la pelle delle persone.

Peggio che mai sarebbe lo scoprire (è una speculazione, nessun indizio di specie) che in un momento qualsiasi tra l’inizio del 2020 e dicembre 2025, ed anche essendo mutato in parte il quadro normativo nel 2024, il funzionario “Ics” aveva steso una relazioncina a mo’ di sintesi delle attività annuali, esprimendo un elementare richiamo all’opportunità di procedere alla revisione dei “dossier” sui singoli esercizi pubblici del territorio, partendosi dai faldoni non più toccati da gran tempo e via via procedendosi sino a smaltire il pregresso; non sarebbe servito un documento “ad hoc”, magari le osservazioni sarebbero state celate in paragrafetto all’interno di più corposo rapporto e senza eccessivi particolari. Allarghiamo anzi lo spettro di indagine: mai e mai che, nello spostare faldoni per far spazio in un armadietto dell’archivio, una carpetta sia cascata sul pavimento e, nel riordinare i fogli, un addetto qualsiasi si sia soffermato a leggere? Mai e mai che l’addetto, nel leggere, si sia sorpreso rilevando una discrasia così significativa tra legge e prassi seguita? Mai e poi mai che, almeno a voce, ad uno o a più dei sette membri del “Conseil communal” – non si caschi nell’equivoco: da quelle parti “conseiller” sta per “municipale” – sia giunto un refolo di osservazione circa lo stato dell’arte? E sì che Nicolas Féraud è sindaco di lungo corso, avendo preso in mano le redini della comunità dal tempo dell’aggregazione tra Chermignon, Montana, Randogne e Mollens, a gennaio 2017 l’istituzione ufficiale; di certo non gli è mancato il tempo per conoscere il territorio e per definire diritti e doveri di ciascun residente e di ciascun operatore dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato al commercio, non importa la dimensione e non importa se discosto o – come nel caso del “Costel” – sotto gli occhi di tutti e tra gli emblemi della Crans-Montana pubblicizzata a tinte calde dai promotori dell’ente turistico-congressuale.

Eppure: di fronte ad una serie di elementi che gettano luci sinistre sull’operato degli amministratori pubblici, e mentre il senso della tragedia s’aggrava dovendosi ancora sperare nella salvezza di quanti stanno lottando in un letto di ospedale, dall’autorità municipale arrivano solo due affermazioni che spiazzano. La prima: “Eh, ma alla Polizia del fuoco (che è funzione cantonale, ndr) non sono mai arrivate informazioni” tali da suscitare un’esigenza di intervento. La seconda, e si riprende dall’“incipit”: “Noi restiamo qui”, cioè nel pieno dell’esercizio delle funzioni amministrative e di governo e di indirizzo, con l’aggrappamento al “Non si abbandona la nave nel bel mezzo della tempesta”. La nave, dunque, sarebbe un Comune in cui nessuno ha svolto – nemmeno per sbaglio – un lavoro che al Comune spettava, eventualmente con delega a figure terze perché nulla vieta di ricorrere all’ausilio di altri enti o di un privato su incarico. Strano che non capiscano, Nicolas Féraud ed i suoi, che la nave è già affondata; strano che non comprendano, Nicolas Féraud ed i suoi, che a parlare così si dà solo l’impressione di un Dunning-Kruger in corso, a scapito dei cittadini e del luogo.