(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 23.46) Cordoglio per i morti (domani, a Lugano, le esequie della 15enne Sofia Prosperi); cure ai sopravvissuti, oltre 80 quelli ancora distribuiti tra vari ospedali con maggiore o minor grado di gravità per quanto riguarda ferite ed ustioni, ma tanti altri – anche tra chi non è stato direttamente colpito dalle fiamme, anche tra chi non ha riportato traumi fisici durante la fuga – ad aver bisogno di conforto, di assistenza psicologica, di luoghi in cui iniziare ad elaborare il dramma e di persone con cui condividere tale situazione; tutto ciò è materia dell’oggi e del domani, negli sviluppi che via via si cristallizzano a cinque giorni compiuti dalla strage di rue Centrale 35 a Crans-Montana. Strage per la quale le autorità municipali sono ora chiamate in causa anche nella sostanza: non direttamente da Béatrice Pilloud, procuratrice generale del Canton Vallese (o da una sua sottoposta, cui sarebbe in carico l’accorpamento dei materiali utili e necessari alla formazione del “dossier” di inchiesta, ma da un avvocato che al Comune contesta gravi corresponsabilità; nella visione e nella percezione del legale, e per quanto è dato il sapere, il sindaco ed i suoi collaboratori con competenza sulla materia (in tal senso vedasi quanto posto in essere nell’editoriale, steso e pubblicato prima della notizia) hanno operato quantomeno con negligenza. Dalla sua, l’autore ed estensore della denuncia avrebbe anche alcune certezze dirette: agli ambienti del “Le Constellation” egli aveva fatto visita, nell’estate scorsa, da ciò forse traendo qualche motivo di perplessità ora emergente. Il concetto di fondo: signori, in questa vicenda voi cercate di accreditarvi come parte lesa, ed invece voi siete compartecipi del disastro.
Contraddizioni che uccidono – Mentito non aveva davanti ai microfoni, su una cosa almeno e su null’altro si spera, Jacques Moretti quando parlava dei controlli effettuati al suo bar-discoteca andato a fuoco nelle prime ore di Capodanno causandosi lì la morte di 40 persone ed il ferimento di altre 116: effettivamente tre erano state le ispezioni accolte in quegli ambienti nell’arco di un decennio, che è poi l’arco temporale di vita del locale stesso. Tre in tutto e non una ogni anno, come si direbbe sia prescritto dalle norme vigenti compreso uno specifico articolo di una specifica ordinanza cantonale; una smentita indiretta a quanto Nicolas Féraud, sindaco del Comune vallesano quale esponente del Plr ed al terzo mandato, aveva dichiarato giorni addietro circa la regolarità e la ricorrenza puntuale dei controlli (“Per quanto riguarda gli esercizi pubblici, non siamo mai stati permissivi, non abbiamo mai adottato un approccio permissivo”). Ad ammetterlo, nello sconcerto degli astanti, è stato oggi lo stesso Nicolas Féraud durante la conferenza-stampa indetta peraltro dalle autorità locali: già vi erano state tensioni alla vigilia dell’appuntamento (per tramite dell’avvocato e consigliere nazionale Jean-Luc Addor, i familiari di una delle vittime avevano presentato istanza affinché tale incontro non avesse luogo, almeno in questo momento, temendosi un tentativo di condizionamento dei rappresentanti dei “media”); ovvio il fatto che, sulla scorta di tale riconoscimento dell’assenza di recenti verifiche, si scatenassero interrogativi da una parte e l’irritazione di non pochi tra i cittadini e tra gli ospiti, non esclusi i parenti di vittime e feriti o ustionati. Dall’assoluta gravità il problema che peraltro, anche se fosse stato sottaciuto in questa circostanza, molti avrebbero appreso entro breve da fonti inquirenti, stante l’avvenuta acquisizione a fini di indagine di ogni materiale utile afferente alle attività delle persone deputate ai controlli per conto del Comune di Crans-Montana, leggansi circa 60 documenti che riguardano il solo “Constel”, il tutto dal Comune alla Procura pubblica vallesana. L’evidenza: un’ispezione nel 2016 (in linea: locale aperto un anno prima dopo recupero dallo stato di abbandono e riattazione), un’ispezione nel 2018, un’ispezione nel 2019. Poi più nulla, si ripete, più nulla: anno 2020, casella vuota; anno 2021, casella vuota; anno 2022, casella vuota; anno 2023, casella vuota; anno 2024, casella vuota; anno 2025, casella vuota. Unico e significativo contatto nel 2025, come qui riferito ieri: venerdì 19 dicembre, timbro di ricevimento dell’istanza con cui Jacques Moretti e la moglie Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti, in quanto legali rappresentanti della “Le Constellation Sàrl” iscritta a Registro di commercio martedì 3 novembre 2015 e con sede a Crans-Montana, chiedevano di poter procedere all’ampliamento della veranda del locale e ad altri interventi conseguenti tra cui la chiusura di un ingresso laterale.
Chi resta, e chi non va – Nicolas Féraud, a conferenza-stampa conclusa, ha lasciato la sala accompagnato dagli agenti: per la sua sicurezza, si direbbe, ed anche per evitare contestazioni verbali da parte di chi pubblicamente ha chiesto le sue dimissioni, e di sicuro non sarà stato confortato dall’irritante serie di non-risposte fornite (per inciso: non avranno trovato tempo per svolgere l’attività di sorveglianza, in Comune, ma hanno impiegato meno di un “amen” per affidarsi ad un’agenzia di pubbliche relazioni). In altro luogo di Crans-Montana, i gestori del “Constel” – entrambi indagati, nessuno dei due sotto restrizione della libertà – hanno dichiarato di essere “devastati” e di non aver intenzione “in alcun modo” di sottrarsi all’inchiesta, scegliendo in tal senso di non parlare più, “se non in sede giudiziaria”. C’è chi, in tale affermazione, potrebbe rilevare una strategia di Jacques Moretti e di Jessica Anne Jeanne Maric in Moretti a stornare da sé la pressione mediatica; che tuttavia rimarrà tale, crescendo di ora in ora – anziché risolvendosi – gli interrogativi. Uno tra gli ultimi: è vero che, per entrare nel locale riuscendo tra l’altro ad eludere i buttafuori, non pochi ricorrevano ad un accesso secondario, sufficiente la conoscenza del “pin” per aprire una porta?



