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Hockey Nl / Amore mai nato, contratto deviato: Mike Sgarbossa via da Lugano

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO, ORE 13.21) Il volto è di Tomas Mitell, ma par che sia l’immagine e la replica di John Slettvoll: sono qui per allenare e per dirigere, ergo non guardo in faccia a nessuno se devo prendere una decisione secondo i miei criteri – che sono e restano insindacabili – oltre che in nome e per conto del bene della squadra. Ed il bene della squadra, che si chiama Lugano e non incidentalmente naviga attorno al quarto posto nell’hockey di National league dopo avvio di stagione che sulla schiena di più d’uno aveva fatto correre brividi e sudore gelato, sta anche nel cambiare le cose in corsa non risparmiandosi i cardini del gruppo, o perlomeno quelli che come cardini erano stati individuati al tempo del primo mercato: con effetto immediato, dunque, svuota l’armadietto negli spogliatoi della “Resega” il 33enne canadese Michael “Mike” Sgarbossa, centro di 183 centimetri per 84 chilogrammi, titolare sì di un biennale con la dirigenza bianconera ma che nel Sottoceneri rivedremo solo come avversario, da ora in poi: trasferimento al Berna, in prestito, per tutta la seconda parte della stagione 2025-2026, a condizioni economiche non indicate ma che si suppone implichino un carico contrattuale poco meno che equipollente al residuo, nel senso che dalle casse degli “Orsi” dovrebbe uscire un 70-75 per cento almeno quale quota-parte. Non è noto se, tra clausole chiose pandette riserve dell’accordo intervenuto, sia prevista anche l’esclusione del giocatore dai futuri confronti diretti, vedasi l’incontro di venerdì in casa degli “Orsi” e vedansi eventuali sfide in sede di “play-off”, territorio cui i bianconeri sono oggettivamente certi di accedere mentre per il Berna trattasi tuttora di “questionable question”. I numeri dell’esperienza di Mike Sgarbossa a Lugano: 27 presenze (con mancato utilizzo negli ultimi turni, ed in ragione di ciò erano stati ipotizzati o un malanno o un’uscita drastica ed irrevocabile dalle rotazioni), nove goal, nove assist, “plus-minus” negativo per sei tacche.

Senza bisogno di retropensieri, la partenza di Mike Sgarbossa – persona peraltro piacevole e disponibile: ogni miglior augurio a lui per carriera e famiglia, e si è anche certi del fatto che egli saprà meglio metabolizzare il salto culturale tra hockey nordamericano ed hockey europeo – è funzionale a tre esigenze: a) risolvere una “ics” sull’utilizzo di questo specifico straniero in attacco, tanto di più ora che della pattuglia elvetica nel complesso – dicansi Calvin Th?rkauf, Luca Fazzini e Lorenzo Canonica senza che ad altri siano tolti meriti e riconoscimenti – si sta alzando il tasso di produttività; b) sgravare di qualcosa il bilancio, con facoltà di ridestinazione delle risorse sul breve o sul medio periodo; c) generare lo spazio per un ingresso o per un reingresso, nella prima ipotesi con altro ingaggio, nella seconda con la prospettiva di un effettivo recupero del quasi 26enne finlandese Rasmus Kupari, una sola (e parziale) apparizione in campionato, di lungo periodo l’infortunio, lenti i progressi in convalescenza ma rivistosi sul ghiaccio, in allenamento e con sola maglia rossa, qualche giorno addietro. Allo stato delle cose, diciamo 60 contro 40 nella sfera delle probabililtà: rari sono i ritorni tumultuosi alle competizioni dopo una sosta forzata. In breve: Mike Sgarbossa era stata una scelta tecnicamente non congrua, tanto da piacere solo a qualcuno della stampa “allineata” (copincollisti da comunicati-stampa) e tra i “blogger”; dall’evidenza è emerso che il giocatore non è mai riuscito ad essere incisivo e decisivo o, nell’alternativa dell“’oltremodo forse”, non ha mai potuto operare in contesto idoneo; sul domani si proietta il cono di luce di un meglio possibile. That’s all, folks.