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Rogo al “Constel” di Crans-Montana, l’enigma dei rivestimenti in schiuma

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(ULTIMO AGGIORNAMENTO E RIEPILOGO, ORE 19.10) Se: “se” il personale di servizio fosse stato adeguatamente formato contro i rischi da allagamento e da incendio e da esplosione; “se” la porta di servizio (si sottolinea: “di servizio”, quella del pianterreno; nulla a che vedere con l’uscita di emergenza del seminterrato circa la quale alcuni hanno scritto e parlato a sproposito) non fosse stata chiusa dall’interno; “se” i materiali dei rivestimenti fossero stati ignifughi; “se” l’allarme fosse stato lanciato tempestivamente; “se” non pochi si fossero attardati a tentare di spegnere le fiamme con i maglioni e con le giacche oltre che a filmare con i cellulari quanto stava accadendo; “se” la scala di accesso fosse stata larga quanto necessario – e quanto riportato nei piani: ma questo è punto ancora dubbio – per consentire un agevole passaggio doppio cioè nei due sensi; “se” nessuno si fosse azzardato ad alzare la torta con le candele tipo fontana luminosa sino al possibile contatto delle scintille con i pannelli di schiuma fonoassorbente. Altri “se”, e persino più gravosi in un contesto nel quale l’assunzione volontaria di responsabilità pare diventata un “optional” (già si è raccontato circa la posizione espressa e ribadita dalle autorità municipali), sarebbero da aggiungersi ora che dell’inchiesta sulla strage di Capodanno – morti: 40; feriti: 116 – a Crans-Montana, fulcro gli ambienti del “Le Constellation” di rue Centrale 35, si cristallizzano significativi elementi. Uno, secco, urticante, è stato fornito direttamente da Jacques Moretti, 49enne contitolare del bar-discoteca, durante l’interrogatorio di ieri: sarebbero stati noti i rischi connessi con il rischio di incendio dei pannelli posti a mo’ di rivestimento del soffitto, o quantomeno della cosa erano al corrente più persone; raccomandazioni in tal senso erano state date ai clienti già al tempo del Capodanno 2020, dunque sei anni addietro ovvero poco dopo l’ultima delle tre ispezioni tecniche (2019; le precedenti avevano avuto luogo nel 2016 e nel 2018) effettivamente svolte, e tutte con esito positivo.

Lavori fatti, ma quando? – Per l’appunto sui rivestimenti, che in quella tragica notte furono attaccati dalle fiammelle delle fontane scintillanti e che andarono a fuoco, si sta appuntando l’attenzione di chi conduce indagini giudiziarie e di chi, da cronista, cerca di unire i puntini sul foglio in parte ancora bianco. La presenza di tali materiali costituisce infatti un aggravio automatico della posizione dell’imprenditore corso e della 39enne moglie Jessica Anne Jeanne Maric, il primo detenuto a Sion – restrizione della libertà personale ancora da convalidarsi, gli avvocati stanno lavorando all’istanza di scarcerazione – e la seconda ai domiciliari con braccialetto elettronico, obbligo periodico di firma e sostanziale divieto di contatti fatta eccezione per i colloqui con la terna dei legali assunti a difesa: a parte l’infiammabilità, risulta infatti – a parlare in tal senso lo stesso Jacques Moretti – che le schiume furono acquistate direttamente dal contitolare in un punto-vendita “Hornbach” e poste in opera e sigillate da lui stesso, anziché da addetti di un’impresa specializzata, a sostituzione di una schiuma fonoassorbente già “in situ” e che si presume si fosse deteriorata ed ammalorata. L’aspetto è secondario, al limite interessante in termini circostanziali, sino al momento in cui sarà stato stabilito e dichiarato il momento dell’esecuzione e della conclusione di tale intervento; in altre parole, prima di una delle ispezioni, foss’anche l’ultima e cioè quella del 2019, o dopo? Dirimenti, in tal senso, saranno eventuali testimonianze di dipendenti o ex-dipendenti che al “Constel” lavoravano o avevano lavorato sul finire del decennio scorso; sconcertante risulterebbe l’apprendere di un “okay” da parte di funzionari deputati ai controlli; inutile invece l’aspettarsi documenti in comprova dal Comune di Crans-Montana, dove l’ultima pagina dello specifico “dossier” edilizio è vuoto da oltre un lustro, fatta astrazione per la recentissima – e non evasa – istanza funzionale all’ampliamento della veranda.