Non è esattamente quel risultato che ti mette al riparo dai rischi nella partita di ritorno, ma è esattamente quel tipo di risultato che ti aspetti e che ti mette di buonumore. Signori, così stanno le cose: il Lugano pedatorio “ufficiale” è riuscito a stampare oggi un’altra vittoria, la quinta su cinque incontri tra campionato di Dna (due, e difatti i bianconeri sono in vetta alla classifica) e tre in ConferenceLeague, stavolta ai danni del Runavik che giunge dalle Isole Faeroer e cioè stiamo parlando di onesti lavoratori del pallone che stanno a cavalcioni del 62.o parallelo (il Sottoceneri alberga al 46.o) ed a buoni 1’920 chilometri in linea d’aria, direzione sud-sud-ovest per loro e nord-nord-est per gli uomini di Mattia Croci-Torti che fra una settimana avranno opportunità e dovere di paracadutarsi sull’arcipelago che si trova tra Oceano Atlantico e Mare del Nord. 2-0 il punteggio, reti di Erik Elias Pihlström che preferisce sempre farsi chiamare con il secondo nome e di Kevin Behrens, minuti 7 ed 80.
Temi tattici del confronto, oddio, uno in tutto: ospiti a difendersi, padroni di casa a provarci da ogni dove (nel primo tempo con una sola e vera altra occasione, Daniel Dos Santos a sfiorare la menzione sul tabellino) e con ogni mezzo ed in tutti i luoghi ed in tutti i laghi, ci scapperà anche un legno colto da Hannes Delcroix al 79.o, totale 2-0 e mille motivi per recriminare anche se il sempre più ampio ventaglio di produttori offensivi fa quasi scivolare in secondo piano qualche esigenza di rafforzamento e di ampliamento della rosa. Numeri, prego, dal ciclo delle statistiche: nove tiri in porta contro due, 31 tiri totali contro cinque, possesso-palla al 69 per cento, al 91 per cento (contro 74) la precisione nei passaggi, ed infine un tumultuoso 15-3 nei calci d’angolo. Giusta linea di tendenza, da confermarsi al ritorno ma avendosi memoria dello scherzino che gli orgogliosi figli della nota nazione costitutiva nel Regno di Danimarca combinarono or non è guari ai tizi di Capodistria, confermandosi le regole secondo cui qui partita finisce solo quando arbitro fischia ed inoltre s’ha da battagliare su un percorso da 180 minuti.