Nessun reato commesso e nessuna irregolarità nell’agire, sul caso dell’interessamento alla sorte di un 14enne incarcerato – si ricordi: un 14enne, incarcerato – alla “Farera” sul Piano della Stampa; e tutto spiegato, per quanto riguarda alcuni “file” audio circolati nelle scorse ore, ai colleghi che su questo aspetto si esprimeranno entro breve, “e pubblicamente”. Claudio Zali consigliere di Stato, titolare del Dipartimento cantonale territorio e con competenze a suo tempo acquisite su altre due aree in derivazione dal Dipartimento cantonale istituzioni, ha tuttavia deciso questo pomeriggio di chiamarsi fuori dalla responsabilità su Magistratura e Polcantonale, in via transitoria cioè sino ad avvenuta conclusione – che tutti si augurano maturare in breve tempo – degli accertamenti nel contesto dell’inchiesta aperta a carico dello stesso Claudio Zali con addebiti per abuso d’ufficio e tentata coazione; la comunicazione è stata data dall’interessato durante la seduta straordinaria del Governo “in corpore” ed è stata approvata dagli altri membri dell’Esecutivo; la responsabilità sulle due aree menzionate passa in carico al Governo e sarà esercitata per tramite di Marina Carobbio Guscetti.
Nemmeno entrata in linea di conto l’ipotesi delle dimissioni, tema su cui alcune parti politiche solitamente dormienti sembrano aver trovato una nuova ancorché effimera ragione di essere o almeno di strappare un mezzo consenso su qualche piattaforma sociale del “web”, in sede di riunione sono stati ben distinti i due campi delle contestazioni al cui centro Claudio Zali si trova. Per ciò che riguarda l’inchiesta penale, in essere – se ne è scritto in altra parte del giornale – già da giugno ma della quale è uscita notizia solo nell’edizione cartacea odierna della “Regione”, interessante il fatto che ad oggi non ha avuto luogo alcun incontro tra il consigliere di Stato e gli inquirenti, nel senso che Claudio Zali non è proprio stato sentito. Con riferimento all’altra storia, per i cui estremi si rinvia all’articolo pubblicato stamane, citasi il testo assai discutibilmente formulato e adottato: “Il Governo stigmatizza ogni forma di violenza e ribadisce la propria ferma condanna nei confronti dell’incitamento alla violenza, anche verbale, e intende inoltre rafforzare ad ogni livello la prevenzione e la lotta alla violenza di genere”. Discorso che varrebbe, a giudizio della maggioranza dell’Esecutivo, anche per i toni e per le modalità di una “e-mail” inviata nel luglio 2020 – si fa osservare: oggi, luglio 2026, è fatta osservazione su un messaggio di posta elettronica risalente a sei anni addietro – da Claudio Zali all’allora presidente del Consiglio di amministrazione dell’“Ente ospedaliero cantonale” con riferimento all’ipotesi di assunzione di una persona in seno alla struttura. Nulla è trapelato dalla riunione o a margine della riunione, infine, circa la serie di querele che Claudio Zali ha preannunciato all’indirizzo di numerosi soggetti, di sicuro in àmbito politico ma anche – è da presumersi – tra informazione “ufficiale” e vettori di notizie e di commenti su altri mezzi di comunicazione.



