Home NEWS IN HOME Hockey Wl / Un siluro alla storia, l’Ambrì delle ragazze non esiste...

Hockey Wl / Un siluro alla storia, l’Ambrì delle ragazze non esiste più

0
10

Il femminile è andato, per tutto l’anno prossimo e non è detto che a questo punto non sia sepolto una volta per tutte; e d’acchito vien da pensare che le stia azzeccando proprio tutte, ma davvero, Lars Weibel da poco operativo sotto l’ombrello dell’Hockey club Ambrì-Piotta con incarichi da plenipotenziario. Com’era stato, il discorso? Ricordiamo: chiamata sulla tolda della non stabilissima goletta leventinese avendo il compito di gestire prima squadra maschile, filiera delle giovanili e prima squadra femminile; prima squadra rimasta anche unica squadra, essendo da qualche tempo stata soppressa la seconda formazione albergante tra Wld e Wlc cioè tra quarta e terza serie; insieme con l’impegno a dare nuova sostanza alla compagine di National league, e basterebbe l’approdo comodo al “play-in” se non direttamente al chimerico “play-off”, molti si sarebbero aspettati un rafforzamento del progetto di quelle che ad un tempo erano le AmbrìGirls1, e poi furono trasformate in AmbrìWomen, ed ora potrebbero ridenominarsi AmbrìGhosts o AmbrìDesaparecidas; benché avente diritto, la dirigenza della società ha deciso di rinunciare, sbaraccando in sostanza i residui del gruppo che, pur senza strafare, era rimasto sempre sul lato sinistro delle classifiche di massima serie e sempre aveva brillato in Coppa Svizzera. Ed invece, nisba: sospensione dell’attività per l’annata 2026-2027, quella che sarebbe scattata sabato 12 settembre con AmbrìWomen-Losanna e contemporaneamente con FriborgoLadies-Berna, DavosLadies-Zsc Lionesses Zurigo ed UniNeuchâtel-Zugo; niente preparazione, niente squadra, niente alternativa; in linea programmatica, ripartenza fra un anno e con autoretrocessione in Wlb. Una botta da paura, davvero.

Ascoltiamo le spiegazioni, con sincero interesse: “Profondo rammarico”, “Compiuto ogni sforzo possibile” al fine di “completare l’organico” e di generare “le condizioni necessarie per affrontare la stagione in maniera seria, sostenibile e rispettosa delle aspettative sportive”, ma “nonostante il lavoro svolto, non è stato possibile reperire un numero sufficiente di giocatrici per allestire una rosa adeguata”; il che suona strano, semmai è da spiegarsi quali condizioni sarebbero state prospettate alle atlete sia già a “roster” (parliamo solo delle elvetiche e delle assimilate ovvero delle titolari di licenza rossocrociata) sia coinvolgibili in provenienza da altre società o da altri contesti territoriali. Eppoi, quali sono i parametri di una “rosa adeguata”? Zugo e Berna, a valori espressi nell’ultima stagione, sono fuori portata per tutti gli altri, comprese le DavosLadies il cui programma appare riallineato se non ridimensionato; ma a medio livello, con risorse umane note e con l’ordinaria implementazione di buone straniere disposte ed interessate ad un’esperienza agonistica che è anche esperienza di vita, la competitività non sarebbe mancata e la continuità storica sarebbe stata garantita. Eppure, nella nota-stampa diffusa, insieme con la “crescente competizione tra le società” è richiamato il sussistere “una disponibilità limitata di atlete”, il che suona come postilla autoassolutoria, Non ci sono giocatrici, davvero? Nella Svizzera che brilla in contesto internazionale, nella Svizzera da cui ogni anno partono tre o quattro elementi in direzione di università nordamericane e persino della Pwhl, valga il nome di Nicole Vallario alle New York Sirens dopo il quadriennio in Ncaa-1 con le Tommies della University of Saint Thomas? Nella Svizzera in cui le ragazze battagliano con i ragazzi a vari livelli delle categorie giovanili e non mancano i casi di agoniste che a 16, a 15, persino a 14 anni approdano al massimo livello? Difficile a credersi. E, difatti, illuminante è il séguito del discorso: per giudizio unilaterale espresso, “né verso le giocatrici né verso tutte le persone e tutte le organizzazioni coinvolte sarebbe stato responsabile” il proseguire in assenza delle “necessarie garanzie sportive e organizzative”. Ogni altra “possibile alternativa”, dicono dalla “NuoValascia”, è stata valutata.

Circa la promessa di riprendere, beh, sino a prova provata non si avrà contezza; al di là delle affermazioni di principio (“Importanza dello sport femminile all’interno della nostra visione”, “Non è la fine del progetto ma l’inizio di una fase di riflessione e di ricostruzione”, et cetera), manca proprio il seme di un ritorno all’operatività. Si legga bene: sarà avviato “immediatamente” (beh, l’immediatezza non serve nemmeno) un lavoro funzionale al “valutare le condizioni sportive, organizzative ed economiche necessarie ad un possibile ritorno nel campionato di B a partire dalla stagione successiva”. La lettera “B” sta per Wlb, cadetteria, dove con un’autoretrocessione immediata le AmbrìWomen avrebbero avuto modo di competere senza problemi già nell’annata che sta per aprirsi; ma facciamo finta che questo non sia importante. Preoccupa invece la palese dichiarazione del bisogno di trovare soldi per quella che è solo un’eventualità, un “possibile ritorno”; il possibile che olezza di improbabile, a questa stregua, soprattutto perché condito dalle frasi di circostanza – e si trasformano in sale sfregato sulla ferita aperta – secondo cui si tratterà di “sviluppare un progetto solido e sostenibile, capace di valorizzare le giocatrici e di creare prospettive concrete per il futuro dell’hockey femminile biancoblù”.

Magari l’argomento entrerà in linea di conto all’ormai attesissima assemblea annuale, quando potrebbe essere anche chiesto conto circa la reale entità del passivo globale e dei tempi entro i quali determinate poste sono da eliminarsi dal bilancio cioè da rimborsarsi; magari si capirà anche quanto la partecipazione delle AmbrìWomen all’ultimo campionato di massima serie sia costata, e quanto dunque essa abbia inciso sul consuntivo ma dovendosi contemperare l’inevitabile disavanzo (via, l’hockey femminile in Leventina non è in grado di pareggiarsi tra costi e ricavi; quale novità sarebbe mai?) con quella partita invisibile che è data dal voler essere identità completa, ed ormai unica in Ticino.

La chiusura del programma hockeystico femminile in quota Ambrì è un capolinea, e collettivo. Capolinea di questa e specifica storia, partita dalla minima categoria (Wld nel torneo 2018-2019) e giunta al vertice elvetico nella primavera 2022 e dipanatasi anche con esaltanti partecipazioni a tre semifinali per il titolo e con due bronzi nella Coppa nazionale erede della Coppa Svizzera, tra l’altro avendo nel frattempo le biancoblù acquisito per fenomeno osmotico quanto era rimasto sul ghiaccio dopo il fallimento delle LuganoLadies; capolinea della storia parallela, le già AmbrìGirls2 a lungo oscillanti tra Wld e Wlc, alterni i risultati ma meraviglioso lo spirito tra le ragazze, ultimo campionato quello del 2024-2025; capolinea, infine, dei percorsi sviluppatisi in altri territori, Lugano in varie forme sino ad una sciagura finanziaria nata da promesse cui era stato necessariamente dato credito, ma anche Chiasso con le strepitose Leonesse trainate dalle varie Jessica Naretto, Silvia Rossinelli e Susan Canonica, e non dimentichiamoci di Luana Jam che era una giovanissima ma calibratissima preservatrice della gabbia. Di tutto ciò, fuor dalla memoria che molto ma non tutto conservare può, rimane solo il falò.