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Filo di nota / Cercano voti da tutti. Ma per la spintarella bussano solo a Sinistra

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Toni Ricciardi è un candidato del Partito democratico nella ripartizione Europa (italiani eletti all’estero) alle ormai imminenti Politiche di Tricoloria e questo pomeriggio giunge a Lugano in campagna elettorale, sotto forma di convegno monopoli(s)tico al “Palacongressi”. Nulla vieta che egli vada a caccia di voti, anzi; un po’ meno comprensibile è l’“endorsement” diretto che a lui, ed agli altri due sodali in quota Pd che si presentano con analoghe intenzioni, viene dato dal socialistissimo compagno Manuele Bertoli consigliere di Stato ed unico relatore “indigeno”. Per meglio dire: il Partito democratico nacque 15 anni or sono come fusione tra Democratici di Sinistra (eredi del Partito comunista italiano) e “La Margherita” (erede di una significativa quota della Democrazia cristiana per tramite del Partito popolare italiano, quest’ultimo peraltro dalla vita brevissima); al substrato ed all’elettorato di area centrista e/o cattolica, tuttavia, gli esponenti del Partito democratico in Svizzera proprio non pensano. Sarà magari perché tra i cattolici – primariamente quelli di pensiero cattolico con impronta liberale – sta riemergendo una serena, sana, coerente domanda di politica in cui taluni valori restano non negoziabili, e dunque da esponenti di un certo schieramento si corre il rischio di cadere in contraddizione?

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