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A margine / Al vacanziere stupido nulla frega di cartelli e “securini”

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Ci sono i cartelli con l’invito a prestare attenzione ai luoghi in cui si sceglie di immergersi in acqua, alle modalità con cui immergersi in acqua, ai comportamenti da tenersi prima di immergersi in acqua? Ci sono, certo che ci sono. E ci sono persone preposte alla sorveglianza? Ci sono, eccome: gente che pattuglia, gente che si sposta da punto a punto. E tuttavia, si dia un’occhiata alle immagini che un lodevolissimo membro della “con-tribù” del “Giornale del Ticino” colse ieri lungo il corso della Maggia, in territorio comunale di Avegno-Gordevio frazione Avegno sul lato verso la località Ponte Brolla in pertinenza di Terre di Pedemonte: due giovani entrano in area privata (e delimitata), a quanto consta anche in presenza di un adulto (il padre?) che li incita, e si inerpicano su un traliccio metallico; uno di loro si siede sulla trave perpendicolare alla roccia e l’altro si pone all’impiedi sulla trave parallela al fiume, dapprima prendendo le misure per il tuffo e poi dando le spalle alla riva; arriva di gran carriera un addetto, che con giuste parole e chiaro messaggio invita perentoriamente i due a scendere e, nel loro precipuo interesse, a cavarsi dalla situazione di potenziale pericolo; la questione pare destinata a risolversi, il sorvegliante si allontana, ed ecco che uno dei due ragazzi – tra l’altro, dopo conciliabolo con il compagno di avventura e dopo che l’adulto (si ripete: l’adulto, anagraficamente parlandosi) ha dato conferma dell’avvenuto allontanamento del controllore – si lancia da quello che egli considera essere un trampolino. Considerevole l’altezza, elevato il rischio, per puro caso non s’ha da dover riferire di interventi da parte di operatori sanitari e forze dell’ordine.

È già, quella del 2026, un’estate funestata da infortuni con esito grave (non di rado, anche letale) in varie località turistiche della Svizzera, non escluso il Ticino e per conferma sarebbe sufficiente un’occhiata retrospettiva alla cronaca, si pensi agli incidenti toccati a più d’un appassionato di “canyoning”. Una cosa è tuttavia il rischio “accettato” implicitamente da coloro che, con adeguata preparazione tecnica e con solida pratica e con valido allenamento, si dedicano al torrentismo o alle scalate o, per dire, ad una “ultra-rail” in cui il fisico e la mente sono sottoposti ad elevata tensione; è nella natura dell’uomo lo spingersi sempre più in là, i “record” sportivi stessi hanno una valenza “collettiva” che trascende l’evidenza del numero stampatosi su un tabellone per l’impresa di un singolo. Altro discorso è l’atto irresponsabile ed incosciente di chi, in contesto palesemente problematico e ad onta delle raccomandazioni e dei consigli e dei suggerimenti e delle avvertenze e degli inviti e dei divieti e fregandosi altamente dell’essere stato redarguito e sollecitato a desistere, innesca dinamiche potenzialmente emergenziali per sé e per il prossimo. E identico grado di cretineria, nel caso di specie, manifesta il sodale nell’impresa: nel filmato (disponibile; lo passiamo a chi si occupa della pagina “Facebook” del giornale) si riesce anche a rilevare parte del dialogo tra i due ragazzi, turisti dalla Svizzera di lingua tedesca.

L’autorità politica cantonale, in forma propria e per tramite di suoi organi ed al pari di altri responsabili di altri enti territoriali e di primo e di secondo soccorso, investe ogni anno risorse e mezzi per un canonico prodotto da “partita invisibile”: escono infatti soldi, in formazione ed in informazione, e le raccomandazioni sono reitertate nella cartellonistica e nei “dépliant” e nei comunicati (per forza di cose ripetitivi, per forza di cose sempre articolati sugli stessi concetti, per forza di cose anche – si permetta l’osservazione – noiosi e pedanti, ma non è raro l’essere una frase noiosa ciò che più risponde alle contingenze) oltre che nei segnali “fissi” in prossimità di aree ben frequentate. Si fa tanto, anzi: si fa persino troppo, nel senso che nessuno tra i bipedi comunemente indicati come senzienti potrebbe affermare di “non sapere”. Eppure il “tanto, persino troppo” non basta più. Non guasta l’ipotesi di un’istruzione specifica, di quando in quando, all’interno delle scuole (e qualche esperienza in tal senso è stata anche condotta; ci sono esperti, per esempio quelli sotto egida della “Società svizzera salvataggio”, sempre a disposizione per fornire materiali didattici e per partecipare ad attività didattiche); forte è la tentazione di richiedere l’introduzione di un “patentino del turista” per l’accesso a determinate zone, quelle vallerane in ispecie. Sarebbe complicato, sarebbe fors’anche illiberale; eppure, quando si ha a che fare con cervelli atrofizzatisi per mancato utilizzo… (altre immagini sulla nostra pagina “Facebook”).