I Mondiali pedatori in corso tra Usa, Canada e Messico entreranno nella storia anche per via delle questioni connesse con la pubblicità appena appena “invasiva”, si pensi anche soltanto all’avvenuta introduzione dell’intervallo a ciclo forzoso (tre minuti) nel mezzo sia del primo sia del secondo tempo delle partite, ufficialmente per garantire un sorso d’acqua ai calciatori e nella realtà al fine di permettere il lancio di un treno di “spot” televisivi. Dalla pari rilevanza il problema generatosi circa l’intitolazione degli stadi, molti dei quali, spesso su contratti di lunga durata e sottoscritti magari da anni, sono sponsorizzati da soggetti diversi da quelli che compartecipano al finanziamento dei Mondiali stessi; a tali investitori nei termini propri del “naming” all’impianto è infatti stato dato ordine di rimuovere o di oscurare ogni proprio riferimento, e ciò sino ad avvenuta conclusione dell’evento sportivo. Al che un genio dell’ufficio pubblicità della “Procter & Gamble”, colosso industriale proprietario anche del marchio “Gillette” – rasoi, dopobarba e creme il “core business” – da cui è contrassegnato lo stadio di Foxborough (cintura di Boston, Massachusetts, Usa), ha risposto: “Va bene, copriremo le insegne del marchio “Gillette” e cioè rispetteremo questa vostra imposizione”. Nel modo che si vede in immagine: niente visibilità per il marchio “Gillette”, tutto coperto dalla schiuma da barba…























































































