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Gli 80 anni di Mauro Pons, eterno ragazzo in cammino su sentieri suoi

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Molti affermano che vive una “vita sua”; certo, da non poco tempo con una persona che di lui si occupa per affidamento istituzionale, ferma restando tuttavia la sua libertà. Una libertà “complicata”, quella del locarnese Mauro Pons, figura stranota nel Locarnese anche per qualche comparsa in pagine di cronaca (ma non per sua colpa): di lui si fa qui menzione oggi in coincidenza con l’80.o compleanno, traguardo raggiunto con percorso non poco accidentato ma che, a quanti abbiano desiderio di ascolto e disponibilità all’ascolto, si rivela come libro di esperienze ai confini dell’uomo e non di rado ai confini dell’orbe terracqueo, oltre i popoli ma in mezzo ai popoli, oltre le diversità culturali e cultuali ma nel solco di ciò che è dimensione a denominatore delle culture e dei culti, oltre le differenze linguistiche ma nel segno di un intendersi comune. La storia personale di Mauro Pons, che è anche Livio per secondo nome, si propone difatti quasi in antitesi a quella figuretta che transita sotto i portici, in città, nei dintorni, uno zaino addosso più che sulle spalle, spille e anelli e “piercing” dappertutto: uomo solitario, rimasto ben presto orfano e sùbito separato dai congiunti, per oltre 50 anni senza contatto con i fratelli; l’alternarsi di scarpe rotte per i troppi chilometri percorsi e di lunghe soste anche in Paesi lontani; problemi di salute, qualche volta anche relazionali, un po’ perché soggetto atipico nella società contemporanea (ad un tempo si sarebbe detto: “È un originale”) ed un po’ per l’attitudine “naïve” nel confronto quotidiano con la realtà.

A Mauro Pons ed alla sua vicenda umana (e densa di umanità: da essa non restano esclusi i riflessi di fede, come sanno i frequentatori della santa Messa nella sera delle domeniche alla Collegiata di sant’Antonio abate in Locarno) furono dedicati vari servizi – anche in tv – ed un documentario Rsi, materiali di certo filtrati attraverso l’altrui occhio ma che valgono come testimonianza cristallizzata; oggi celebriamo quel suo passo ormai strascicato, quella voce che fa da “pendant” con la camminata, quel modo irrituale – ma non strano, non estraneo al mondo, non alieno – di condurre l’esistenza. Con un suggerimento, “erga omnes”: se vi accade di incontrarlo, rispettate il vissuto (che è stato tutt’altro che facile), rispettate la sfera personale, rispettate l’identità. Prima di giudicare il prossimo, così s’usa dire, bisognerebbe camminare nelle sue scarpe; e ciò ha un significato duplice, anzi, quasi estremo nel caso di specie. A Mauro Pons, invece, rivolgete un saluto: lo renderete felice. Nella foto MiGo-“Giornale del Ticino”, Mauro Livio Pons.