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Denuncia mendace no, falsa testimonianza sì: imputato Dadò, alzatevi

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Non scomparsi, ma almeno diluiti tra improvvise uscite volontarie dai ruoli e siluramenti, i veleni del palazzaccio all’interno del palazzaccio; il che non significa che la storia sia finita, anzi. Si conferma infatti stamane, nelle forme di un decreto di accusa firmato dal procuratore generale Andrea Pagani, il riversarsi del caso-principe su fetta del mondo politico cantonale; e con sbocco giudiziario, a carico di figura rilevante nel panorama granconsiliare, trattandosi di Fiorenzo Dadò granconsigliere e presidente dei neocentristi giàp. Punto di riferimento e di origine, chi si sia perso qualche puntata di una vicenda contorta e poco commendevole, una o più foto partite da un magistrato e giunte ad una collaboratrice delle istituzioni ed oggetto di un’esplosione mediatica, per carità, fatto non trascurabile, ci sono di mezzo sensibilità e cose che sino all’altr’ieri sarebbero passate sotto silenzio ed ora non sono più tollerate, al netto delle effettive intenzioni che taluno sostenne essere goliardiche ed altri considerarono sessualmente offensive; sul “perché” tale o tali immagini fu o furono diffuse, e sul “come”, distinte e divisive sono state sino ad oggi le opinioni.

Non su opinioni ma a rigore di Codice penale procede invece la magistratura inquirente: sicché stamane, a distanza di sei mesi circiter da prima informativa sull’avvenuta apertura di un fascicolo, stamane è stata dichiarata la conclusione degli accertamenti, sicché Fiorenzo Dadò passa dal ruolo di indagato a quello di destinatario di provvedimento dell’autorità. E non per poca cosa: decreto di accusa per il reato di falsa testimonianza, “in relazione alle sue dichiarazioni rilasciate in data 8 ottobre 2024 al procuratore generale”, quando cioè il deputato avrebbe in sostanza fatto in modo che non emergesse la scaturigine delle rivelazioni (oh, per propri motivi veri o addotti che siano, e dei quali magari si racconterà in separata sede: sommariamente dicasi che sarebbe stata rivendicata come inoppugnabile la confidenzialità della fonte medesima). Decreto di abbandono, invece, con riferimento all’ipotesi di reato afferente alla denuncia mendace, pagina destra di vicenda sviluppatasi sulla pagina sinistra nel senso che qualche tempo prima – poco: settembre 2024 – lo stesso Fiorenzo Dadò aveva fatto pervenire ad altro consesso istituzionale, ovvero la Commissione gran consiliare giustizia-diritti; il contenuto della missiva, asseritamente da provenienza anonima, andava per l’appunto a dar conto – non si entra nel merito dei concetti, impegnativi solo per autore o autrice e latore – circa stato dell’arte e pregressi in seno al Tribunale penale cantonale; ad avviso dell’inquirente principe, e “sulla scorta (sia) di un’attenta ricostruzione dell’accaduto (sia) degli interrogatori svolti”, nessun dolo diretto è stato ravvisato e dunque non risulta adempiuto l’“elemento soggettio del reato ipotizzato”.

Sulla testa di Fiorenzo Dadò, sia chiaro, le nubi incombono grevi: oltre al pagamento delle spese giudiziarie, multa da 1’000 franchi e 120 aliquote giornaliere da 200 franchi l’una, cioè 24’000 franchi, con sospensione condizionale per un periodo di prova pari a 24 mesi. Trattasi ovviamente della pena proposta, ché ad un decreto di accusa s’ha facoltà d’opporsi o di profilare un reclamo. Affaire à suivre; e, come si sa, in simili casi (la foto del corridoio al Tribunale penale cantonale fa scuola) l’“affaire” o si sgonfia, o s’ingrossa.