Caso da primato dell’insensatezza (ed altro non si dice solo perché non lo si vuol dire): per l’ennesima volta, all’esame teorico per la patente in quel di Como sono stati beccati due soggetti – un 36enne indiano residente in provincia di Piacenza ed un 32enne egiziano residente in provincia di Milano – che si erano creduti furbissimi e pertanto, anziché studiare, avevano scelto di affidarsi all’“aiutino” da casa ossia al suggeritore dall’esterno, mediante inopportuno dispositivo elettronico costituito da auricolari, sistema “Bluetooth” e telefono cellulare. Sino a qui, vicende dalla tipologia ormai conosciuta: gli episodi riscontrati ieri mattina negli ambienti della “Motorizzazione civile” giungono in coda a decine di situazioni consimili e puntualmente rilevate dagli ispettori, con successivi interventi delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria; curioso invece quanto emerso al momento della perquisizione del 32enne, che in tasca una patente per condurre veicoli aveva già. Stupore e meraviglia: ma allora, perché l’iscrizione all’esame? Risposta al momento della verifica in sede di Questura: perché la patente era falsa, potendosi dunque presumere che di tale documento l’uomo avesse fatto uso, e non una sola volta, con tutti i rischi annessi e connessi. Esito: denuncia per l’indiano, doppia denuncia per l’egiziano, la cui unica e piena titolarità consiste invece, e tra l’altro, in una serie di precedenti di polizia.



