Ovvio: se non hanno voglia di studiarsi quelle quattro norme in croce che sono pertinenti alla circolazione stradale, figurarsi se si prendono il tempo di leggere un giornale (non necessariamente il nostro, ma meglio il nostro, certo); si sarebbero accorti, l’uno e l’altro, del fatto che con il trucchetto dell’aiutino esterno per via elettronica, all’esame teorico per il conseguimento della patente, si va diritti nel “cul-de-sac” del mondo dei guai. Denunciati ieri mattina per indebito utilizzo di apparecchi elettronici, oltre che per uso o appropriazione di capacità altrui in esami e concorsi, un 23enne egiziano ed un 28enne indiano presentatisi alla sede della “Motorizzazione civile” in Como, prodottisi in numeri da contorsionisti nel tentativo di occultare il contatto con i suggeritori esterni durante la prova davanti al “totem” delle domande ed insomma del tutto incompetenti quanto all’arrivare a staccare la licenza di guida, ma abilissimi nell’essersi procurati una soluzione per loro “comoda”.
Problematico invero, per gli agenti della Polizia di Stato che gli ispettori dell’esame avevano fatto intervenire dopo un primo controllo con apposito rilevatore di segnali “impropri” (eggià: a tecnologia indebita si risponde con tecnologia opportuna…), il riuscire a venire a capo della situazione: sia l’egiziano sia l’indiano hanno mostrato infatti difficoltà significative nel comprendere la lingua italiana, aspetto quest’ultimo che si era evidenziato persino al momento dell’appello. Dalla perquisizione, i soliti riscontri: microcamere collocate su un bottone della camicia, collegamento a dispositivi elettronici agganciati ad un braccio, microauricolare in un orecchio, microtrasmettitore infilato in una tasca dei pantaloni, consueto armamentario da furbata. Come dite, la patente? Eh, in una prossima vita, si immagina. Nella foto, parte delle tecnologie sequestrate.



