Se l’era filata dallo “Stampino”, una settimana fa giusta giusta e dopo il tramonto come i mille e mille fuggitivi che nei film scappano con il favore delle tenebre e contando sul fatto che un controllo avrà luogo solo il mattino seguente; e forse aveva creduto che nell’allontanarsi dalla struttura penitenziaria a regime meno restrittivo consistesse la parte difficile del suo ritorno (illegale, ma pur sempre ritorno) alla libertà; gli s’ha allora da dire che del “piano A” esisteva sì e no la carrozzeria ma mancavano di sicuro il motore ed il carburante, constatandosi nel frattempo che un “piano B” semplicemente non c’era. Si starà allora domandando non già che cosa sia andato per il verso sbagliato, ma se valesse la pena di dedicarsi ad un’esfiltrazione fin troppo semplice – cioè qualcosa per cui non è necessaria l’implicazione di neuroni e sinapsi – con l’esito dell’essersi rovinato il resto del periodo di soggiorno nel sistema penitenziario cantonale, il detenuto per l’appunto dileguatosi dalla zona del Piano della Stampa in propaggine collinare di Lugano e ripreso alle brevi – a ciò fa riferimento una nota-stampa diffusa nelle scorse ore – per intervento delle forze dell’ordine ed in coordinamento con le autorità messe in allarme dai responsabili del servizio di custodia. All’uomo, di cui non sono stati indicati né l’età né la nazionalità e nemmeno i reati per i quali aveva trascorso un primo periodo dietro alle sbarre in “normale” struttura penitenziaria, è stata inflitta una sanzione disciplinare ad aggravio del periodo residuo da scontarsi: non più con i benefici dati dal carcere “aperto”, ma in comune prigione con comune trattamento. Nella foto ManBer-“Giornale del Ticino”, l’ingresso alla struttura carceraria detta “Lo Stampino”.






















































































